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Archivio di novembre 2010

Il commento di Samp Milan

Il commento di Samp Milan

Un particolare, un dettaglio non hanno il potere di decidere un campionato ma un singola partita forse sí! Il calcio é un gioco di squadra in cui l’eccezionalità della singola giocata puó fare la differenza: tanto in positivo quanto in negativo! Se il Milan non fa risultato pieno deve ringraziare un paio di episodi: la banale palla persa e conseguente rinvio sbagliato di Abbiati che hanno dato il là all’angolo del pareggio e il clamoroso e paradossale gol sbagliato da Seedorf a tu per tu con Curci. Due azioni, pochi secondi che hanno indirizzato la partita verso un pareggio totalmente immeritato. In mezzo infatti tanto bel Milan, cosí cattivo, intenso e aggressivo da non aver paura di accettare neanche la battaglia agonistica che la samp vuole imporre. La furia rabbiosa, la voglia rapace di ribellarsi al pareggio é il miglior sintomo di un Milan in pienissima salute psico-fisica. Per tutte queste ragioni l’1-1 finale è un risultato che va molto troppo stretto e che forse é il contrappasso per altre partite vinte pur non avendolo pienamente meritato. In questo contesto possiamo affermare che Robinho è proprio l’emblema del Milan Allegriano, in cui la corsa e la dinamicità, il movimento e la disponibilità al sacrificio sono elementi imprescindibili e prioritari. E questa é la novità piú positiva del Milan odierno, in cui vecchi e nuovi, fuoriclasse e non hanno messo a disposizione quantitá e qualità secondo le loro disponibilita, senza risparmi nè individualismi! Anche giocando in maniera non eccelsa, anche non strappando applausi per la qualità delle giocate, questo Milan piace a tutti: per i risultati ma soprattutto per l’energia. Avanti così, sfruttando l’intera settimana per mettere recuperare e rimettere benzina.

Spunti di riflessioni dopo derby

Spunti di riflessioni dopo derby

Dopo una lunga e forzata astinenza, l’atmosfera è tornata ad essere ricca di molecole rosse e nere. Tutto é tornato alla normalità: le metropolitane non sono più covo di sciarpe nerazzurre, i luoghi di lavoro e scuola tornano ad essere luoghi salutari, nelle trasmissioni televisive risuonano solo voci rossonere. La storia, dopo una breve parentesi di follia, sembra avere ripreso la sua marcia regolare. L’ultimo derby lascia un’eredità ricca di paradossi e di spunti di riflessione. Da una parte c’é un Benitez che sta cercando di fare giocare bene una squadra che Mourinho aveva plasmato per essere il piú possibile cinica e concreta. Dall’altra c’é una squadra che dovrebbe essere stata concepita per divertire e incantare ma che ha scoperto l’importanza dell’atletismo del centrocampo e che sta costruendo le sue fortune attorno ad Ibra, fulcro catalizzatore e omnicomprensivo. Bersagliato da critiche spesso giustificate per un gioco latente, Allegri ha saputo con disinvoltura attraversare il guado più pericoloso. Senza l’ausilio di altri strumenti, Allegri ha seguito il suo istinto: meno qualità e più atletismo per un Milan stritolato tra il desiderio di tanta fantasia e la necessità di maggiore equilibrio. Le grandi intuizioni sono sempre accompagnate da quel pizzico di fortuna, che segue e abbraccia gli audaci. La necessità di far rifiatare Pirlo ha permesso di scoprire quanto possa essere determinante l’apporto dei tre mediani; l’influenza di Antonini e la discontinuità di Zambrotta hanno consentito ad Abate di diventare padrone assoluto della fascia destra: concentrato in difesa, perfetto nelle chiusure, corsa continua, appoggio fondamentale per le azioni di attacco. In questo Milan rivisto e modificato, stravolto nella sua fiosofia e nella sua mission, c’è un solo punto fermo: Zlatan Ibrahimovic. Non solo CON LUI è cambiato il peso specifico, ma PER LUI il Milan sta modificando il suo stile e il suo gioco. Il Barcellona guardiolano giocava talmente bene che Ibra era diventato un lusso da svendere, un eccesso di personalità di cui poter fare a meno. La sua voglia di vincere e la sua determinazione, qualità superflue per un Barcellona che gioca in automatico, sono diventate per il Milan ossigeno vitale. La sua frase “sono qui per vincere” è una sorta di inno non ufficiale che accompagna tutti i giocatori prima di scendere in campo, risvegliando quello spirito battagliero che troppi avevano perduto. Allegri può pensare a studiare schemi e tattica, perchè il motivatore piscologico è in campo e veste la maglia numero 11. Continuando la metafora nautica, potremmo dire che il Milan, guidato da skipper Max, ha iniziato la sua navigazione spinto dal soffio di un vento salutare. Ora, affinchè la marcia continui spedita, serve avere la prontezza di girare le vele per adattarsi al mutare del vento: ciò si traduce nel saper alternare Ronaldinho e Robinho, nel re-inserire Pirlo, nel coinvolgere tutto l’equipaggio. La metà è una sola e sappiamo tutti qual è!

Ibra regala la vittoria nel derby!

Ibra regala la vittoria nel derby!

Il coraggio é come la classe e lo stile: é una virtù che non si puó inventare. O ce l’hai nel tuo DNA come gene decisamente impresso oppure non lo puoi creare. Eventualmente, puoi scoprirlo cammin facendo lasciando che siano le circostanze ad alimentarlo ma non puoi attendere che si palesi come Venere dal mare. La vittoria nel derby è la manifestazione più autentica di un allenatore coraggioso e di una squadra umile e perseverante. Le circostanze di Bari (necessità di riposo per Pirlo e Pato) ci hanno consegnato un Milan diverso dall’abituale, plasmato da Allegri per essere più aggressivo e dinamico, meno ricamatore e più sostanzioso. Tutto é cambiato da quando allenatore e giocatori hanno compreso che fioretto e merletti sono soltanto una delle strade, ma non la sola che conduce al successo e da quando é stata data anche ad altri (vedi Flamini) la possibilità di mostrare il proprio valore. Se é vero che una squadra è sempre la riproduzione fedele del carattere di un allenatore, questo Milan é l’incarnazione più fedele di questo concetto. La rotazione dei giocatori é stata solamente il mezzo che Allegri ha utilizzato per poter plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza. Pur nella certezza che tutta la rosa dovrà essere coinvolta per raggiungere obiettivi importanti, é evidente che, anche alla luce della vittoria sull’Inter, Allegri ha ormai compiuto scelte radicali e forse definitive preferendo un centrocampo formato corsa anzichè stile fantasia. Più che un cambio di moduli o di giocatori, è cambiata la prospettiva. Prima il playmaker era Pirlo, con il suo essere catalizzatore di gioco e di palloni, con il suo essere termometro e spina dorsale di una squadra che lo riteneva punto di appoggio indispensabile. Ora invece il punto di riferimento unico è diventato Ibra, con il suo essere totalizzante, con la sua fisicità e la sua tecnica: vero ago della bilancia del gioco offensivo, distributore di palloni e corridore, finalizzatore e uomo dai 1000 sacrifici, giocatore di classe e di battaglia. Onore a questo Milan, che forse ha trovato il suo percorso e la sua identità, di certo ha ritrovato quella posizione di alta classifica a cui da troppo tempo non era abituato.

Il commento di Bari Milan

Il commento di Bari Milan

Neanche fosse un filosofo o un libero pensatore dell’antichità, Massimiliano Allegri, con le sue scelte, ha incarnato perfettamente uno dei principi arcaici più famosi: in medio stat virtus. Cosí, rivoluzionando non di poco il suo credo, presenta un Milan con un centrocampo di corsa e quantità, rafforzando una linea mediana che troppo spesso nel recente passato aveva rappresentato l’anello debole. Che sia una scelta sempicemente dettata dal tipo di gioco dell’avversario oppure un’impostazione futura e futuribile non é dato saperlo ma se il Bari é stato surclassato in lungo e in largo é stato proprio merito di questo cambio di rotta del nostro Mister che, proprio partendo dal centrocampo, ha preteso una squadra tutta corsa, pressing e aggressività. Dinamismo che ha coinvolto anche le punte, protagoniste di un lavoro cosí sfiancante da toglier loro lucidità nei momenti topici di marcare a rete. Pur con gli enormi sprechi sotto porta, é stato proprio “lo stare alti” la chiave che ha schiantato il Bari. A differenza della filosofia Mourinhana dell’undici titolare a qualunque prezzo e condizione, Allegri continua perenne la sua sperimentazione, alla ricerca di quel Milan che gli dia maggiore garanzia di efficacia ed equilibrio. Nonostante le prova maiuscole di Ambro e Flamini, coronate meritatamente dai gol, Allegri ha comunque il dovere di trovare una formula per fare coesistere tre giocatori offensivi, perché se é vero che lo spirito battagliero deve essere un ingrediente necessario in ogni partita, altrettanto vero é che la qualità delle giocate e la creatività sono indispensabili per avere la meglio anche in partite dove la condizione atletica non sarà dalla parte dei rossoneri. Ben venga comunque la terza vittoria consecutiva in trasferta, ottenuta in modo nuovo, col riposo di Pirlo, col debutto di Yepes e con una quantità incommensurabile di palle gol create.

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