Archivio di febbraio 2011
Lo sviluppo dei social network, il forte aumento dell’interazione dell’utente/tifoso con i mezzi di comunicazione, il tifo sempre più accalorato e sempre meno sentimentale, hanno portato alla diffusione di atteggiamenti un pò troppo fanatici ed estremistici. Il proliferare di questo modo fallace di interpretare la passione per una squadra di calcio, mi ha convinto a fare delle riflessioni su un sentimento diffuso, che riassumo in: l’”Anti-Interismo”. Ogni parola, come ci insegnano i padri greci e latini, ha un ben preciso significato, etimologicamente parlando. Il suffismo “-ismo”, infatti, indica non solamente l’ideologizzazione di valori sociali e culturali, ma la loro totale esasperazione. Quindi “anti-interismo” come esasperazione del tifo contro la seconda squadra di Milano. Possiamo tranquillamente affermare che per una larga fetta degli attuali tifosi rossoneri, l’inizio dell’infatuazione per il Milan ha coinciso con l’inizio dell’epopea berlusconiana con solamente vaghi ricordi per le prime coppe dei campioni, i tempi bui della serie b, ecc. Pur senza generalizzare troppo, questo significa che per una buona parte di coloro che professano la fede rossonera, per 25 anni sono esistiti, seppur alternati da qualche periodo non positivo, solo trionfi e successi, che hanno portato il Milan a dominare ovunque. Più passavano gli anni, più questa abitudine al successo si configurava come autentica sindrome da assuefazione di vittorie, che si esplicitava nei modi più diversi: festeggiamenti vissuti spesso senza la reale consapevolezza dell’eccezionalità dell’evento, atteggiamento di superiorità calcistica e morale nei confronti delle avversarie. Questi sentimenti e modi di vivere venivano alimentati negli anni, ogni vittoria accresceva la fierezza per aver fatto parte della scrittura di una parte di storia sportiva senza precedenti. Durante lo stesso orizzonte temporale, c’era un’altra squadra, un’altra società, un’altra tifoseria che assistevano inermi al passaggio continuo dei carri dei vincitori. La contrapposizione anche culturale (operai milanisti (caciavit) vs borghesi interisti (bauscia)) subisce una inaspettata quanto riprovevole degenerazione a cavallo del millennio, che sfocia nel motorino lanciato nel 2001 o, ad esempio, nelle due partite sospese prima della fine (contro l’Alaves sempre nel 2001 o il derby del 2005). Di fronte a scene di ordinaria follia che coinvolgono l’altra sponda, il tifoso Milanista è contento, ma quasi indifferente, concentrato com’è a perseguire nuove vittorie e nuovi successi. Ma più il tempo passa, più la probabilità che la legge dei grandi numeri trovi la sua applicazione aumenta. La nuova Inter di Moratti, anche sfruttando le inchieste di Calciopoli, finalmente interviente sul mercato con costrutto, crea un intelaiatura societaria e tecnica che la porta nel giro di un decennio ad iniziare un ciclo vincente. Questa inversione di rotta coinvolge istantaneamente anche le due tifoserie: quella interista, caricata a molla dai successi e cavalcando l’onda del periodo d’oro, aizza le provocazioni, alza i decibel degli sfottò, volendo recuperare il tempo perduto. Quella milanista (in cui io mi vanto di non rinoscermi), invece, delusa dall’assenza di una campagna di rafforzamento degna del blasone di una squadra vincente, decide di perseguire la peggiore delle strade. Anzichè concentrarsi sulle proprie dinamiche interne, anzichè operare costruttivamente per scuotere una dirigenza dormiente, decide di moltiplicare il sentimento anti-interista, mettendosi così sullo stesso piano di chi fino a poco tempo prima veniva denigrato. Sono fermamente convinto che la levatura di una squadra debba essere espressa da una tifosera intelligente: passionale, critica ma sempre rispettosa degli avversari. Qualche sfottò, i botta e risposta attraverso gli striscioni, fanno parte della normale dinamica di rivalità stracittadina. Quando gli atteggiamenti “anti” superano quelli “pro”, quando le gufate superano gli incitamenti, quando si guarda troppo in casa altrui, allora significa che si è scelto il modo più sbagliato per intendere il tifo. Molto meglio un atteggiamento di vigile indifferenza, più costruttivo e più sano, che migliora anche la vita sociale e il rapporto interpersonale tra diverse credenze calcistiche. Molto più appagante concentrarsi sulla propria passione, stimolando la condivisione di pensieri e critiche costruttive. E’ con questo spirito che ad esempio sono nati i “Milanisti non evoluti”, un esempio concreto di ragazzi accumunati dall’amore per il Milan, che espone le sue ragioni in maniera decisa, argomentata ma civile. Grazie a cui sono nate amicizie sincere e gioiose, con al centro il diavolo. Ma non solo. Perchè un “Forza Milan” è meglio di un “Abbasso Inter”!
Molto più che rumors. Prende sempre più corpo l’ipotesi di una love story tra il nostro Papero Pato e Barbara Berlusconi, immortalata domenica durante la partita contro il Chievo in una versione sexy ma elegante. Entrambi reduci da matrimoni finiti male, la coppia sembra già essere l’obiettivo numero uno di tutti i giornali di Gossip. Da una parte Pato, 22 anni non ancora compiuti, che aveva sposato nel luglio del 2009 Sthefany Brito, 24 anni e attrice brasiliana. Le nozze si svolsero al Capocabana Palace di Rio de Janeiro. Matrimonio finito dopo neanche un anno. La causa sembravano essere le frequenti uscite di Pato, unite allo scarso successo sul lavoro di Stephany, che da quando arrivò in Italia non riuscì mai a sfondare nel mondo della moda. Ma, secondo i più informati, la ragione vera sarebbe stata la mancata castità diPato, come invece prevede la religione evangelista, che il papero si gloriava di professare. Dall’altra parte Barbara Berlusconi, 27 anni, primogenita di Silvio e Veronica Lario, che proprio una settimana fa ha annunciato la fine del suo matrimonio con Giorgio Valaguzza, da cui ha avuto due figli: Alessandro, 3 anni ed Edoardo, 18 mesi. Per non turbare la sensibilità e i sentimenti dell’ ex-marito, Barbara ha preferito non fornire ulteriori spiegazioni sulla fine del suo matrimonio. La notizia del flirt e della probabile love story tra Barbara Berlusconi e Pato circolava da tempo nell’ambiente milanese e proprio domenica un’esperta di gossip, tale Gabriella Sassone, ha rivelato alcuni particolari durante una puntata di quelli che il calcio. Barbara da tempo è molto vicina al team rossonero e sembra essere ormai la designata erede di Silvio Berlusconi in ambito Milan, così come reso evidente anche dalle frequentazioni allo stadio della bella Barbara. Se sono rose, fioriranno, come si dice in questi casi! Il giornale Oggi ha anche pubblicato un servizio fotografico completo che immortala i due fuori da un ristorante.
In questo gelido inverno di inizio 2011 i nostri termometri stanno facendo le bizze: prima freddo polare, poi sole quasi primaverile; un pò pioggia e un pò cielo terso e sole raggiante. E così anche i metereologi di estrazione calciofila più preparati farebbero molta fatica a spiegare l’andamento del Milan di inizio 2011: così oscillante da fare concorrenza al famoso gioco basculante che tanto piace ad adulti e bambini. Dicembre, Gennaio e Febbraio avrebbero dovuto essere i mesi chiave in cui cercare di aumentare sensibilmente il divario sulle dirette concorrenti, il periodo in cui concentrare tutte le attenzioni sul campionato. Dopo le lunari prestazioni con Bologna e Brescia di inizio Dicembre, qualche sassolino si è frapposto nel motore rossonero contribuendo a ridurre parecchio la velocità di crociera. Se i numerosi infortuni non hanno mai consentito ad Allegri di schierare la formazione tipo che tanto bene aveva risposto nel mese di Novembre, è altrettanto vero che la squadra ha compiuto più di un passo indietro a livello di gioco e conseguentemente di risultati. Nel 2010 il rendimento contro le “grandi” non è stato stellare: male con Juve, Roma, Real, Lazio. Nel 2011, l’incostanza l’ha fatta da padrona: 5 vittorie e 4 pareggi: più vittorie in trasferta (Cagliari, Catania e Chievo) che in casa, dove Lazio e Udinese sono riuscite ad imporre il pareggio. Il 2010 si era chiuso con il primo posto e 3 punti in più sulla seconda; esattamente due mesi dopo e un calendario stra-favorevole, i punti di distacco non sono aumentati nemmeno di un’unità. Se consideriamo che la nostra rivale più accreditata, il Napoli, ha affrontato nel medesimo periodo Inter, Juve e Roma capiamo come il rendimento della squadra di Allegri sia stato appena sufficiente. A parte la roboante goleada contro il Parma, la squadra ha sempre faticato: contro l’Udinese ha dovuto rincorrere per 3 volte l’avversaria, contro il Catania ha dovuto far fronte all’inferiorità numerica, contro Lecce e Genoa non ha saputo mantenere il gol di vantaggio per finire con l’impresa di Chievo, dove solo il colpo del fenomeno ha consentito di concludere vittoriosamente il match. In questo contesto di risultati certamente perfettibili e nonostante i numeri dicano miglior difesa e secondo miglior attacco, è la pressochè totale mancanza di gioco, oltre agli infortuni, a preoccupare tremendamente in vista del finale di stagione. Da una parte c’è un Ibra che con il suo strapotere fisico funge da cannibalizzatore di palloni, dall’altra c’è una esasperazione di individualismo che imbriglia totalmente il gioco offensivo. Sembrerà una coincidenza, ma quando i 3 davanti hanno collaborato e cooperato (vedi Parma) è stato calcio spettacolo, quando invece ognuno gioca per sè, le difficoltà aumentano esponenzialmente. Nel Milan allegriano si fa troppo affidamento ai solisti e poco al gioco collettivo: Ibra appare sempre troppo smanioso di risolvere tutto personalmente; Pato cerca di sfruttare egoisticamente gli spezzoni di partita a disposizione per risolvere da solo situazioni intricate, perfino i terzini e i mediani si gettano in scorribande solitarie spesso prive di costrutto. Ma questi personalismi non nascono dal caso, ma da uno scarso lavoro dell’allenatore, che non è mai riuscito a proporre un gioco veramente entusiasmante e corale. Sulla carta siamo i più forti, i più attrezzati ma il campo dice altro: i mediani a centrocampo forniscono corsa a sprazzi e poca qualità, i terzini sono bloccati e così tutto il baricentro si sposta sull’attacco che deve correre, creare, impostare e anche finalizzare. Se Ibra non segna da 5 partite è perchè la squadra non lo supporta e non lo assiste ma, semplicemente, a lui totalmente si affida. In Champions i limiti sono apparsi ancora più evidenti, perchè è mancato anche quello spirito da battaglia, quel vigore atletico necessario in partite da dentro o fuori. Il calcio è concepito per essere un gioco di squadra con il Barca espressione sublime di questo concetto: giocatori che dialogano, si muovono, recuperano palla all’uniscono e si propongono. Il Milan di Allegri è lontano anni luce da questo modello. Per fortuna la difesa, con Thiago sacro emblema e Van Bommel protettore, regge; il centrocampo incarna abbastanza bene la filosofia allegriana del pressing alto; l’attacco possiede solisti che risolvono le situazioni più intricate. Questi fattori, uniti ad un pò di fortuna, ci devono accompagnare fino a fine stagione.
Critica ed elogio sono due termini antitetici e contrapposti ma possono anche essere due modi costruttivi per spiegare un pareggio tanto immeritato quanto ingiusto. Elogio e Critica sono il bastone e la carota che il buon maestro userebbe per indirizzare nel modo migliore i suoi allievi. Elogiamolo il Milan, perchè le tante assenze non ne hanno modificato lo spirito, perchè vecchi e nuovi, senatori e non, hanno profuso il massimo impegno contro una squadra che del 3° posto in classifica ha forse solo la posizione. Applaudiamolo il Milan perchè ha attaccato senza soluzione di continuità contro un squadra, la Lazio, regina dell’antisportività, in cui gomitate, calci, tuffi plateali e perdite di tempo smisurate hanno rappresentato l’unico vero elemento caratterizzante. Le tante occasioni create sul campo e i tanti panegirici fuori non hanno purtroppo però ancora il potere di regalare i 3 punti e così la strada verso lo scudetto inizia seriamente a complicarsi. Una vittoria in 4 partite in casa è il primo grosso segnale di preoccupazione. Pur per motivi diversi (stanchezza contro la Roma, distrazioni con l’Udinese, sfortuna con la Lazio) a questo Milan manca sempre qualcosa, quell’istinto da cecchino, quella precisione chirurgica che caratterizza le squadre vincenti e capoliste. In giornate storte, quando regna la sfortuna e la squadra avversaria fa solo difesa, forse servirebbe una dose di coraggio supplementare, a discapito dell’equilibrio e del modulo. Allegri va elogiato, perchè ha la grande capacità di trasmettere grinta e determinazione, ma va anche criticato perchè la reattività nei cambi, il cambio di ritmo a partita in corso e il rischio non sono proprio il suo forte. Anche il gioco collettivo necessita di un inevitabile miglioramento affinchè tutti i giocatori offensivi possano essere frecce di eguale efficacia: lo schema “palla ad Ibra” non sempre infatti può essere risolutivo. Nonostante siano già trascorse 22 giornate, la partita contro la Lazio ci ha fatto scoprire uno Yepes incontenibile: muro solido e diga invalicabile; ci ha fatto capire quanta voglia abbia Ibra di trascinare se stesso e i compagni alla vittoria; ci ha ricordato come il dialogo tra compagni possa essere tanto duro quanto imprescindibile per arrivare al traguardo. Il primo scontro diretto (se così si può chiamare quello con la Lazio) si è concluso nel peggiore dei modi. Gli altri non potremo più fallirli.







