Archivio di marzo 2011
Una sensazione ha intrinsecamente contenuto il concetto di soggettività. Attraverso la sensazione, cioé, un soggetto é in grado di fornire una visione della realtà cosí come egli la vede, per cosí dire alterata. Tuttavia esistono i numeri, inconfutabili, che possono in quasi la totalità dei casi dare una compiutezza scientifica a ciò che avevamo ipotizzato. La sensazione più volte palesata é che questo Milan avesse tutte le carte in regola per uccidere questo campionato, avendo almeno una decina di punti di vantaggio sulle inseguitrici. Per fare ció, non sarebbe servito nulla di speciale, se non ingranare una marcia decisamente più sostenuta tra le mura amiche, in quel san siro che quest’anno é stato un fortino tutt’altro che inespugnabile. Per vincere un campionato serve un’ottima difesa, serve un pó di fortuna ma soprattutto serve essere spietati in casa. Questa teoria é suffragata da numeri sconcertanti. Esaminando le 7 capoliste dei campionati europei più floridi (includendo anche portogallo e olanda), ci troviamo di fronte ad una realtà inesorabile: il Milan ha il peggior rendimento casalingo in campionato. Nessuna delle squadre in corsa per vincere il campionato ha un filotto cosí deficitario di fronte al proprio pubblico. I rossoneri hanno il maggior numero di sconfitte e di pareggi in casa, un record tutt’altro che da imitare. A completare il quadro non idilliaco il paragone con la nostra serie A, dove ben 6 squadre fanno meglio dei rossoneri. Ció che ci sta mantenendo lassù a comandare le operazioni é solo la capacità di fare i 3 punti fuori casa, dove dominiamo per distacco ogni statistica. Quindi gli scontri diretti danno sicuramente una carica morale non indifferente ma non sono cosí decisivi. Numeri o formule non sono necessari quando c’é un assioma inconfutabile: il Milan é ancora primo in classifica. Questa non é una sensazione ma una certezza. Tuttavia trasmettere sicurezza casalinga, senso di inespugnabilità é un dovere sacrosanto quando ti chiami Milan. È deprimente sapere che ogni match giocato in casa puó recare con sé insidie. Provate a vedere Barca, Real, Manchester: fateci caso ma difficilmente riuscite a pensare ad un risultato diverso dall’uno fisso. Quanto sarebbe salutare trasformare in certezza una partita giocata in casa del nostro Milan!
| CASA | FUORI | ||||||||||
| G | V | G | V | D | P | G | V | ||||
| Manchester | 30 | 18 | 60% | 15 | 14 | 1 | 0 | 93% | 15 | 4 | 27% |
| Borussia D | 27 | 19 | 70% | 13 | 8 | 4 | 1 | 62% | 14 | 11 | 79% |
| Barcellona | 29 | 25 | 86% | 15 | 13 | 1 | 1 | 87% | 14 | 12 | 86% |
| Lille | 28 | 15 | 54% | 14 | 9 | 4 | 1 | 64% | 14 | 6 | 43% |
| PSV | 27 | 17 | 63% | 14 | 10 | 2 | 2 | 71% | 13 | 7 | 54% |
| Porto | 23 | 21 | 91% | 12 | 12 | 0 | 0 | 100% | 11 | 9 | 82% |
| Milan | 30 | 18 | 60% | 15 | 9 | 4 | 2 | 60% | 15 | 9 | 60% |
L’immaginazione creativa é una potente tecnica di psicologia energetica, che sfrutta la potenza del pensiero per costruire una realtà futura positiva e luminosa. Pur non essendo né un fautore né un assiduo praticante, devo ammettere che cercherò di utilizzare anche questo stratagemma per preparare al meglio il prossimo derby. É forse l’unico modo per far emergere qualche pensiero positivo in vista della più decisiva delle partite. Il solito bicchiere che tanto ben rappresenta lo stato d’animo mai come in questa circostanza puó essere mezzo vuoto; e certamente non per le eccitanti bevute del weekend quanto per il rendimento di una squadra, quella rossonera, totalmente caduto in fondo al precipizio. Quel poco di buono costruito faticosamente in questi 5 mesi sembra sul punto di crollare, più per demeriti propri che per oggettivi meriti degli avversari. È colpa solo nostra se abbiamo dilapidato un consistente vantaggio numerico e psicologico, é demerito nostro se il rendimento casalingo é totalmente insufficiente. Tante volte abbiamo elogiato il carattere, la grinta e la determinazione come virtù caratterizzanti. Altrettante volte abbiamo sottolineato come la totale mancanza di gioco potesse rappresentare un pericoloso segnale di allarme in vista di test più probanti. Dal momento che questo tanto agognato gioco difficilmente potrà fare la sua miracolosa apparizione in poco meno di due mesi, sarebbe consigliato affidarsi almeno alle altre caratteristiche: invece col Bari e col Palermo nemmeno queste sono pervenute. È inutile nascondersi: é da mesi che il Milan sta facendo tanta, troppa fatica. Contro il Chievo siamo stati un’accozzaglia di individualitá, contro il Napoli, pur dominando é vero, é servito un aiutino arbitrale per sbloccare una situazione intricata, contro una derelitta Juve é servita la “ciofecata” di giornata. Da una parte questo vincere senza convincere é fonte concreta di preoccupazione, dall’altra fa capire quanto margine di miglioramento possa avere ancora questa squadra. Questo campionato poteva, anzi doveva essere stravinto, i punti di vantaggio avrebbero potuto essere in doppia cifra e il derby del 2 aprile altro non avrebbe dovuto essere che una passerella da passaggio di consegne. Invece la squadra non riesce ad essere continua per non più di 3/4 partite di fila, troppo spesso ha cali di tensione, troppo frequentemente regala tempi agli avversari, sovente appare annoiata, quasi conscia di una superiorità invece tutta da dimostrare. E così squadre tramortite come il Napoli riprendono fiducia e squadre lontane come l’Inter possono tentare un clamoroso avvicinamento. Nella mia mente sto cercando di dare una forma all’ottimismo, sto cercando di riordinare le idee per dare forma ad un disegno positivo in vista del derby: e allora penso alla partita contro il Napoli, ben interpretata soprattutto nel secondo tempo; penso alla trasferta di Londra, dove si è palesato un Milan autoritario e per nulla intimorito; penso al fatto che la difesa funziona, sorretta da Nesta e Thiago Silva; e poi mi appello al carattere, all’orgoglio che sicuramente non potrà mancare in una partita così importante come quella del 2 aprile. Nei prossimi giorni preparatevi ad altri spunti di riflessione interessanti, perchè ci sono numeri e fatti concreti a spiegare parzialmente questo momento negativo!
Finchè c’è energia c’è speranza! In questo slogan c’è tutto. La voglia, la grinta, la determinazione ancora una volta ha fatto la differenza, ieri sera come in tutto il campionato. Il Milan di Allegri può sembrare sovente un complesso poco omogeneo ma quando anche i più egoisti solisti mettono sul campo la stessa ferocia, lo stesso vigore, la stessa intensità, allora quell’insieme di individualità diventa un orchestra capace di suonare armonicamente la stessa musica. Il primo tempo, come spesso accade, è bloccato ma a differenza della partita col Tottenham, questa volta il Milan c’è, è presente, quanto mai vivo, attento, concentrato. Pur senza strafare, sono comunque almeno 3 le occasioni che capitano sui piedi dei rossoneri (Ibra, Van Bommel, Pato) e, anche se De Sanctis non è impegnato in grandi parate, è il Milan ad occupare stabilmente la metà campo avversaria e, se il Napoli abbozza qualche sparuta ripartenza, è solo per banali errori di disimpegno che coinvolgono a turno tutti i centrocampisti. Nel secondo tempo i giri del motore rossonero aumentano e il gol è solo la naturale conseguenza di una supremazia pressochè totale. Anche gli episodi favorevoli non vengono mai per caso, ma sono la ciliegina sulla torta che accompagna la squadra più audace e più coraggiosa. Se il rigore può essere considerato una situazione dubbia, ambiguo non può essere certamente il merito per una vittoria che nessuno può mettere in discussione. Spesse volte siamo stati critici, ma questa volta anche i numeri non lasciano spazio a controversie: otto tiri a zero, quattro assist a zero e un possesso palla assestato al 62%. Numeri lapalissiani! La rabbia di questo Milan ha tante fotografie diverse: l’urlo di liberazione di Ibra dopo il calcio di rigore trasformato; la prestazione maiuscola del bimbo Pato, forse la migliore in assoluto da giocatore del Milan per quantità, qualità, corsa, carattere, voglia: un Pato globalmente immenso; l’energia di Prince Boa, decisivo trascinatore: il suo fisico è l’esatto emblema di un Milan potente, esuberante, determinato ed aggressivo; l’autorità di Mark van Bommel, l’olandese voluto più da Raiola che da Galliani: esperto, furbo, a volte irritante (per gli avversari) ma punto fermo di un centrocampo di tanta sostanza; e infine Nesta e Thiago, i due fratelli siamesi della difesa. Con loro la coperta non è mai corta perchè quando sbaglia uno c’è l’altro, quando l’altro ha un’indecisione, l’uno interviene. L’ossatura portante c’è ed è su questa che si fonda la certezza di un Milan che, quando vuole qualcosa, sa come ottenerla, in ogni modo e con ogni mezzo. Quando il gioco latita, gli interpreti rossoneri hanno capito che sono altre le armi che possono fare la differenza. La strada è ancora lunga ma finchè c’è energia e voglia ogni traguardo sembra meno lontano!





