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Archivio di maggio 2011

Pato 2011 Milan Channel

Pato Intervista a Milan Channel

Il tempo passa velocemente, più velocemente di quanto si possa immaginare.  Era l’estate del 2007, quella successiva a Calciopoli. Il Milan aveva appena vinto la Champions League e la società aveva messo gli occhi su un ragazzino brasiliano, talmente giovane da non poter neanche giocare imediatamente con la maglia del Milan. E’ lui, Alexandre Pato, il calciatore prodigio che non ancora maggiorenne aveva già entusiasmato i compagni e l’allenatore dell’epoca, Carlo Ancelotti. Ma Patinho è sempre stato abituato a bruciare le tappe, fin da quando, all’età di 16 anni, già giocava nel suo International di Porto Alegre contribuendo in modo determinante (gol in semifinale) alla conquista del mondiale per club del 2006. Tre estati sono passate, la quarta sta iniziando. Dietro ai suoi 50 gol in 101 parite con la maglia rossonera, c’è una maturità travolgente, sia nella vita professionale che in quella privata. Quando la vita ti fa andare così veloce, hai due possibilità: o ti fai travolgere o sei in grado di affrontarla e dominarla. Per il nostro Alexandre, la verità è certamente nella seconda affermazione. Anche dalle sue interviste traspare che è diventato grande, come uomo oltre che come calciatore. Ieri Pato ha incontrato virtualmente tutti i suoi tifosi su Milan Channel, nel tradizionale appuntamento con l’intervista a Segni Particolari. Pato non ha potuto nascondere la sua emozione solo di fronte all’addio del compagno Pirlo: “A Pirlo do un 10 perchè è un giocatore fantastico che ha vinto tutto sia col Milan che con la Nazionale”. Per il resto Pato ha imparato perfettamente la lezione dei suoi compagni, da Ibra a Van Bommel, da Gattuso a Seedorf: il successo e la voglia di vincere come motore dallo stantuffo continuo. Dopo aver aperto il cassetto della memoria dell’ultima annata e aver catalogato come suoi gol più belli quelli con Inter e Chievo, Pato ha cominciato a puntare l’attenzione sul suo chiodo fisso: la Uefa Champions League. “Voglio vincere la Champions, voglio vincere questo trofeo e poi pensare ad eventuali premi individuali come il pallone d’oro”. Durante la stagione il Milan ha dovuto vincere più volte il campionato, ma ogni volta ha saputo reagire e, come dice Pato, “abbiamo saputo innalzare i decibel della nostra concentrazione nei momenti decisivi”. Pato ormai dimostra di avere l’esperienza del comunicatore esperto anche quando esalta i suoi compagni: da Ibra a Boateng (“grande ballerino oltre che calciatore”) , da Cassano (“mi manda sms tutte le mattine e ci sentiamo spesso”) a Robinho (“lo adoro perchè corre in continuazione senza mai dare punti di riferimento”) senza mai dimenticare il suo idolo del passato, Luis Nazario da Lima detto Ronaldo. Nonostante nessun accenno al suo momento d’oro anche nella vita privata, Pato ha la capacità di emozionarsi quando ricorda che il Milan è il suo sogno divenuto realtà e che il suo desiderio è fare la storia del Milan, come tanti dei suoi predecessori. Chiamatela esuberanza giovanile, chiamatela felicità dopo una vittoria ma il Pato visto a Segni Particolari è il modello del fuoriclasse moderno: classe in campo e capacità di affrontare le situazioni fuori. Viso da ragazzino ma comportamento da giocatore navigato, pronto a fare la storia del nostro Milan e, si spera, a contribuire a portare altri successi.

mauro-suma-scudetto-milan

mauro-suma-scudetto-milan

Da Mauro Suma: “Non vediamo l’ora che l’Inter vinca la Coppa Italia. Non vediamo l’ora di sentire con le nostre orecchie la teoria spettacolare per la quale la Coppa Italia è più importante del Campionato. Nel 2007 c’eravamo divertiti moltissimo, con la Champions League definita una lotteria per fortunati (mica come il Campionato, lì sì dopo 38 partite si vede chi è la squadra più forte…) e con il Mondiale per Club ribattezzato la Coppa dell’Amicizia. Adesso che le tesi del 2011 sono sulla rampa di lancio (con sei finali di Coppa Italia l’Inter ha dimostrato una continuità che il Milan non ha avuto…), non stiamo più nella pelle dalla voglia di leggere le articolesse per cui la partita agostana con la Roma, le partite con il Mazembe e il Seongnam di Dicembre e le cinque gare di Coppa Italia sono più importanti delle 38 gare del Milan Campione d’Italia”.

Festa per lo scudetto numero 18

3 protagonisti dello scudetto n° 18

S C U D E T T O! L’avevo promesso che avrei iniziato così. 8 lettere ben scandite, una parola da ripetere in continuazione, un triangolino da cucire idealmente nel cuore di ogni tifoso. Dopo un’attesa di 3 anni e mezzo dall’ultimo trofeo conquistato e di 7 dall’ultimo scudetto, questo è un trionfo da vivere in modo totalizzante: con gioia, con saggezza e con un pò di follia. Il campionato ha un sapore tutto suo, ha un gusto che si assapora mese dopo mese, tante sono le sensazioni e le emozioni che fa vivere per tutta la sua durata. Vittorie, sconfitte, pareggi, periodi bui e momenti brillanti: il campionato ti logora, ti macina, ti stritola ma poi è in grado di restituirti tutto in un mix di sensazioni di cui è giusto godere utilizzando tutti e cinque i sensi. Questo successo viene da lontano, questa vittoria nasce fuori dal campo, questo diciottesimo titolo ha origine quando tifosi prima e società dopo si rendono conto che il calcio è una scatola nera dal funzionamento quasi banale: se investi (e lo fai bene) è molto più probabile che i risultati arrivino. Ma c’è di più, per rompere l’egemonia della seconda squadra di Milano, serviva investire con sagacia e con coraggio, con decisione e con conoscenza calcistica. Sono arrivati Ibrahimovic, Robinho, Boateng e Van Bommel: loro non sono solo giocatori fantastici, ma sono uomini di valore perchè hanno portato con sè la cultura della vittoria, hanno spronato il gruppo a dare il massimo, hanno contribuito a creare quell’atmosfera di entusiasmo che mancava da un bel pò. Il proclama di Ibra (<<Vinciamo Tutto>>), il sacrificio e la corsa di Robinho, la grinta del Boa, l’esperienza di Van Bommel, uomo dai 4 scudetti in 4 nazioni: queste sono le polaroid più significative di una stagione da incorniciare.  Il nostro scudetto non ha semplicemente i colori del tricolore ma ha mille sfaccettature che lo rendono un quadro artisticamente perfetto.

I tifosi fanno festa in piazza Duomo

I tifosi fanno festa in piazza Duomo

1) Un colore platino spetta di diritto a Silvio Berlusconi che, convinto dai tifosi e animato da spirito competitivo, ha deciso che il Milan avrebbe dovuto tornare ad occupare il ruolo di prestigio che merita; da una parte ha finanziariamente operato in prima persona; dall’altra è riuscito ad entusiasmare sua figlia Barbara, operando un cambiamento di immagine e un ringiovanimento necessario e fisiologico.
2) Il colore del primato è l’oro e allora il simbolo del gradino più alto del podio spetta di diritto a Massimiliano Allegri, gestore perfetto di un gruppo già costruito per essere vincente. Max ha scelto una strada forse non condivisibile ma convincente. Non ha migliorato il gioco, non ha investito in schemi o tatticismi ma ha improntato tutto il suo lavoro sulla duttilità, virtù che a Milanello mancava da un pò. E, cosa più importante, ha costruito il suo capolavoro sulla capacità di prendere decisioni (quasi tutte azzeccate) nei momenti più difficili. Questo campionato l’abbiamo dominato, vinto e stravinto perchè abbiamo sopperito, a turno, alle assenze di Ibra, Pato, Nesta, Pirlo, Boateng, Zambrotta, Ambrosini. E, in tutti questi frangenti, il nostro allenatore ha avuto la flessibilità e l’intelligenza di capire cosa sarebbe stato meglio per la squadra in quel preciso momento. Ha ideato il centrocampo dei tre mediani, ha plasmato per il Boa il ruolo del trequartista corsaro, ha alternato i giocatori a sua disposizione adattandoli di volta in volta alle situazioni, agli avversari e alle criticità. Il Milan non ha esaltato nessuno per la qualità del gioco, non è stato il Barcellona del tic tac ma ha mostrato quasi sempre coesione e maturità, forza e coraggio, unione esaltata dalle individualità
3) Il nostro scudetto ha il colore blu, simbolo di tranquillità ed equilibrio; doti uniche di una difesa stellare. Thiago Silva, fenomeno assoluto, è il vertice di una piramide infrangibile: Abbiati ha ritrovato serenità, fiducia e le prestazioni maiuscole sono la naturale conseguenza di un atleta che ha sempre lavorato con diligenza e bravura; Nesta, sulla scia di Baresi e Maldini, è la dimostrazione di immortalità calcistica con classe  e stile come pillole pro-longevità; Yepes è stato il sostituto di lusso: caparbio e umile. Alla base c’è però la disponibilità collettiva, quello spirito di gruppo esaltato dalle corse di Binho, dagli avanti indietro del Boa, da quell’essere sempre presente di Ibra su tutti i calci d’angolo avversari. Ogni tassello ha il suo posto in questo ingranaggio perfetto.
4) Il viola è il simbolo della fantasia e dell’arte. Il nostro scudetto è un quadro che ha 32 pittori, tanti sono i giocatori che Allegri ha utilizzato in questa lunga cavalcata. Dalle magie di Ibra, alla personalità di Abate, dal cuore di Gattuso alla affidabilità di Flamini, dagli inserimenti del Boa agli assist di Cassano, dalla lucidità clinica di Seedorf fino alla esuberanza giovanile di Merkel, Strasser e Beretta. Ogni pennellata, ogni tratto si distingue distintamente perchè ognuno ha contribuito in modo determinante al successo finale.

Ibra e Thiago festeggiano

Ibra e Thiago festeggiano

Ogni successo merita di essere vissuto con la pienezza che merita, con un entusiasmo a cui qualche deroga è concessa. Questo scudetto deve dare consapevolezza della nostra forza, questo trionfo è l’ossigeno che alimenta la fiamma della nostra passione, questa vittoria è lo corazza che ci consente di difenderci da chi, ogni giorno, tenta di denigrare i nostri colori. La nostra strada l’ha tracciata Herbert Kilpin molto più di qualche anno fa e ancora oggi si riesce a distinguerne distintamente la direzione. Ogni successo ha un suo valore, ogni coppa ha la sua storia e il suo fascino; e non è, invece, importante solo in base alla convenienza (come qualcuno ci vuole lasciare intendere). Su quella strada c’è scritto che la nostra squadra è fatta di uomini veri, c’è impresso che non abbiamo bisogno di allenatori voltagabbana o dalle conferenze stampa teatrali, c’è evidenziato che i nostri colori sono il rosso ed il nero e che voltandoci indietro c’è un unico denominatore comune: la passione e le vittorie. Buono scudetto a tutti gli amici rossoneri campioni di italia e forza Milan!

milan-bologna-esultanza-flaminiUn qualunque banchetto che si rispetti non puó iniziare senza la presenza di tutti i commensali. Senza Ibra e Patinho, senza Van Bommel e Gattuso si può al massimo stuzzicare tra gli antipasti ma per il dolce no. Se manca qualcuno quella torta non si puó tagliare. È da mesi e mesi che il Milan é impegnato a profondere tutto lo sforzo possibile per arrivare lassù: a volte l’abbiamo fatto camminando, altre volte correndo ma imponendo comunque un ritmo che é stato via via crescente. Tutti i possibili tentativi di rimonta sono stati ricacciati indietro e ora siamo lí, ad un gradino dalla vetta. Il cammino è stato tortuoso più che mai: assenze, infortuni, squalifiche, decisioni arbitrali non sempre favorevoli, critica sempre col fucile spianato. Tutto e di più si è abbattuto contro questo Milan. Ma la corazza è di quelle iper-protettive, a mille strati, difficile da scalfire e dura da lacerare. Gli infortuni continui di Nesta e Pato, l’assenza di Ibrahimovic nel momento clou, l’andamento a corrente alternata di Pirlo e Seedorf sono stati solo alcune delle difficoltà nate lungo il tragitto, superate grazie alla forza del gruppo, alla volontà ferrea di arrivare alla meta e alla capacità di Mister Allegri, che in qualsiasi momento ha saputo comandare la ciurma da protagonista scaltro e smaliziato. Per la prima volta in stagione è stato sfondato il muro delle 4 vittorie consecutive, raggiungendo contro il Bologna quota 5. Dopo le parentesi disastrose contro Bari e Palermo, la squadra ha reagito alla grande, scovando forze ed energie che sembravano perdute. Senza Ibra la squadra sembrava aver perso il suo naturale punto di riferimento e invece Pato prima e Cassano e Robinho poi l’hanno rimpiazzato alla grande. Si sono divorati tanti gol quante sono le palle di un pallottolliere, ci hanno fatto imprecare e hanno prolungato a dismisura le nostre ansie ma se stiamo per tagliare quella torta è anche per merito loro. Arrivati dove siamo, è durissima non scrivere in un intero articolo “quella parola”. Ma se tutto va come deve assolutamente andare quella sarà la prima parola del prossimo articolo. Promesso!

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