Archivio di settembre 2011
I conti si fanno alla fine. Il calciomercato è una scienza così labile che ho deciso che sarebbe stato meglio attendere pazientemente il 31 agosto per esprimere con cognizione di causa un giudizio sul mercato rossonero. L’estate 2010 ha insegnato ai tifosi milanisti che calciomercato può significare turbinio spasmodico di nomi e di emozioni, di critiche e di esaltazioni. A luglio contestavamo, a fine agosto benedicevamo con tanto di incenso e corona d’alloro i nostri illuminati dirigenti. La stagione appena conclusa ha dimostrato che quegli investimenti sono stati la base, il mattone su cui Allegri ha potuto costruire il trionfo tricolore, tanto che l’equazione investimenti = successi ha trovato suffragato riscontro sul terreno di gioco. Potremmo affermare che l’arrivo di Ibra e quello di Robinho sono stati il motore motivazionale per un ambiente che appariva rassegnato ad un ulteriore anno in seconda fascia. Ai “guri” del nostro management va dato atto di un fatto: saper fissare ad inizio stagione gli obiettivi e dare mandato ad allenatore e calciatori di raggiungerli. Forte dello scorso mercato estivo il messaggio della presidenza fu forte e chiaro: “Vogliamo vincere il campionato”. E così è stato. Un anno dopo, ancora di ebbri di adrenalina per il tricolore appena cucito sulle maglie e pieni di buoni propositi per il futuro, scopriamo durante il raduno che gli obiettivi non sono cambiati rispetto all’anno precedente. “Vogliamo ripeterci in Italia e fare qualcosa di più in champions”. Ecco, forse in proprio in questa seconda parte dell’assunto, molto conservativa e poco ambiziosa, c’erano già le premesse per un mercato di medio/basso profilo. Un Milan che si accontenta di partecipare in Europa è una squadra monca, che viene meno alla sua stessa natura e alla sua stessa storia, di seconda squadra più vincente del vecchio continente. D’altro canto la strategia ormai sembra piuttosto chiara e definita ed è ormai la stessa da qualche anno: la nostra dirigenza è insuperabile negli affari “low cost” e “a parametro zero”; mentre, quando si tratta di rivaleggiare a suon di apertura di portafogli, prevale la sindrome da braccino corto. La bravura di Galliani nell’affare Ibra ha fatto probabilmente perdere il contatto con la realtà vera del mercato delle grandi squadre, in cui la disponibilità economica è il primo elemento per sedersi ad un tavolo di trattative. In barba a logiche di fair play finanziario, Barca, City, Real, Chelsea spendono e si possono permettere di esaudire lussi e vizzi dei propri presidenti e manager. Anche se i sogni si dovrebbero alimentare con i fatti e non con le parole, Galliani è stato come sempre un vero e proprio genio della comunicazione. E’ riuscito far credere a tifosi, mass-media e forse anche a se stesso che esistesse Mister X, il top player che avrebbe dovuto sostituire Pirlo e far fare un ulteriore salto di qualità alla squadra. Non sapremo mai se il Milan abbia chiesto o meno Hamsik, se sia stato davvero in corsa per acquistare Fabregas, se abbia o meno fatto un sondaggio per Schweinsteiger. La verità è che tutte le potenziali voci di mercato si sono sgretolate di fronte alla triste realtà di un’immobilismo economico, in cui l’unico strappo alla regola è stato l’affare Ibra dell’anno precedente. Nel gioco al massacro delle 3 incognite ci hanno guadagnato solamente blog, gruppi su facebook e tutti coloro che, pur brancolando nel buio, hanno alimentato false speranze e mendaci attese in tutti i tifosi rossoneri in cambio di qualche misero “mi piace”. Se il nome altisonante è destinato a rimanere, per ora, un sogno inespresso, la realtà è un gruppo di 5 nuovi giocatori a disposizione di Allegri: in difesa Mexes è un buon puntello per un reparto che aveva bisogno di un sostituto di primo piano, Taiwo è una scommessa ancora acerba; in attacco, El Shaarawy una realtà giovane da seguire con attenzione; a centrocampo Aquilani e Nocerino sono rinforzi mediocri o poco più, acquisti che non hanno di certo reso esangui le classe del club ma sul cui rendimento c’è da porsi più di un punto interrogativo: perchè sono stati scartati da Juve e Liverpool ? Aquilani ha risolto definitivamente i suoi problemi fisici ? Sono giocatori in grado di far fare il salto di qualità in un reparto così importante ? Sono degni sostituti di una leggenda come Pirlo ? Se la nostra dirigenza abbia avuto ancora una volta l’occhio lungo solo il campo potrà confermarlo con assoluta certezza. In Italia, molte squadre hanno rivoluzionato i propri organici per cercare di strapparci il tricolore, in Europa il gap sembra essersi ulteriormente allargato. Anche se, dopo campionato e supercoppa, non c’è più l’assillo della vittoria a tutti i costi, sarà compito di sfidante di Allegri dare motivazioni ancora vincenti al gruppo e all’ambiente. Visto che il mercato estivo non ci ha dato tanti buoni motivi per essere felici, consoliamoci sul fatto che nessuno dei nostri big ha fatto le valigie. In un periodo di crisi e di lodi vari, anche per questa vittoria scene di giubilo non sono eccessive.




