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Archivio di novembre 2011

pre-partita-milan-barcellonaI poteri della sosta. Un mese fa, come 6 mesi fa e un anno fa il Milan é stato perfetto nello sfruttarla al meglio. Dopo una sconfitta (vedi Juve) e tanti punti interrogativi, la sosta o ti abbatte o ti ricarica. Con Allegri é sempre stata opzione 2, con un Milan sempre tornato gasato, pungente, determinato, pronto a spazzare via in 90 minuti dubbi e perplessitá. Ora, dopo 5 vittorie consecutive, la sosta poteva servire per recuperare ossigeno dopo un mese senza tregua, poteva essere utile per mettere carburante o per perfezionare alcuni meccanismi più o meno scricchiolanti. Ma certamente quando sei reduce da un simile filotto tutto vorresti tranne che uno stop forzato. In ogni caso il Milan di Firenze è sembrato in salute, nelle gambe e nella mentalità. Se è vero che l’attacco stellare delle 5 partite pre-sosta (18 gol) è rimasto con le polveri bagnate, è altrettanto vero che la difesa ha confermato in toto i progressi visti contro il Catania. Tornata la coppia centrale delle meraviglie, con un centrocampo più attento a coprire centralmente, i miglioramenti sono sembrati evidenti tanto che anche i terzini ne hanno tratto giovamento in fase propositiva. Ora arriva il Barca: la squadra perfetta, la squadra che gioca a memoria, che corre e che pressa, che difende e attacca con lo stesso obiettivo: farti mancare l’aria. Col Barca sarà un vero e proprio gran galà: stadio pieno, grandi campioni, stress mediatico portato all’eccesso. Tutto vero ma, ai fini del mero risultato, questa partita ha perso gran parte del suo interesse dopo lo sciagurato pareggio contro il Bate. Tuttavia il match di domani rappresenta un test importante per capire se possiamo fare meglio dell’andata dove la difesa aveva resistito quasi eroicamente. Il Barcellona non si batte certo tenendo un ritmo sfrenato (già sperimentato da altri e alla fine non paga), ma piuttosto con un attenzione maniacale ai minimi dettagli: occhio alle palle a scavalcare la difesa, attenzione alle azioni sulle fasce che quasi sempre si concludono con un passaggio radente arretrato, occhi sempre aperti ai lanci di Xavi per i due esterni. Se difensivamente Allegri ha già dimostrato di aver capito molto della squadra di Guardiola, quello che dobbiamo fare meglio saranno le ripartenze. Più saranno veloci, precise, fatte nei punti giusti e più avremo la possibilità di mettere in crisi la loro difesa. Visto che il risultato non rappresenta un motivo di angoscia, sarà interessante capire come questo fattore influenzerà lo stato d’animo dei calciatori. L’unica risposta va al campo che come sempre non mente.

pareggio-fiorentina-milanIl Milan di Firenze è stato così padrone del campo che Abbiati avrebbe potuto tranquillamente evitare di effettuare la rituale doccia post-partita, tanto è stat priva di qualsiasi tipo di sollecitazione la sua prova. Se ciò è stato possibile e se la squadra ha mantenuto quasi sempre il baricentro spostato ben oltre la metacampo il merito è tutto di una difesa che per l’occasione ha vestito lo smoking di gala: Abate e Antonini quanto mai lucidi e propositivi, Nesta e Thiago Silvia reali e sontuosi negli anticipi, nelle chiusure e nei duelli in velocità. A centrocampo non sono mancati impegno e polmoni. Se un difetto vogliamo trovare ai 3 intermedi è l’eccessiva riluttanza ad accompagnare l’azione offensiva e a proporsi come con continuità in appoggio ai due esterni difensivi; a parte infatti un colpo di testa di Aquilani e un tiro di Nocerino, difficilmente Ibra e Binho hanno trovato compagni pronti all’inserimento senza palla. Questa idiosincrasia dei centrocampisti verso l’area di rigore, accompagna dalla vena quasi totalmente “da trequartista” di Ibra, hanno contribuito a rendere quanto mai sterile l’attacco rossonero. La mancanza del Boa in questo senso si è vista (area di rigore deserta) e sentita (Ibra e Binho non hanno trovato un acuto interlocutore dei loro assist). Bene l’inserimento di Patinho che, col suo movimento e i suoi smarcamernti, è stato più volte oggetto degli istinti collaborativi di Ibra. E proprio dal dialogo tra Ibra e Pato passeranno molte delle nostre prossime fortune.

commento-fiorentina-milanEstetica e pragmatismo. A prima vista due filosofie assolutamente agli antipodi. Da una parte c’é un modo di pensare orientato alla bellezza oggettiva utilizzando il contributo dei 5 sensi; dall’altra c’é una visione della realtá in cui ogni azione é misurata in base al profitto e all’efficacia che procura.  E cosí anche tra i calciofili più filosofeggianti è di uso comune prendere una posizione radicale, avendo come paradigmi Sacchi (re del bel calcio) e Capello (re del cinismo). Il Milan delle ultime due trasferte ha voluto rendere gentile omaggio alle due correnti di pensiero. Se all’olimpico contro la Roma, il risultato positivo aveva fatto passare in secondo piano ampi momenti di totale apnea difensiva, contro la Fiorentina la squadra ha peccato di sicurezza in se stessa, peccando di ghirigori ed eccesso di ricami. Ottimo e disinvolto possesso palla, discreta fludità di manovra ma tiri in porta ridotti al lumicino come se Ibra, Binho e Seedorf puntassero più all’assist che alla finalizzazione. Nonostante gli errori arbitrali (tanti, gravi e inspiegabili), la partita andava vinta, anche perchè la fiorentina (soprattutto nel primo tempo) si configurava come lo sparring partner ideale: squadra in crisi di identità, con peso offensivo inesistente, errori a ripetizione, scarsa reattivitá nei contrasti. Invece il Milan, specchiandosi troppo nella bravura dei suo solisti, non ha saputo concretizzare una superiorità sembrata mai in discussione. Nelle ultime tre trasferte abbiamo assistito a tre Milan diversi: quello pazzoide di Lecce, quello spietato di Roma e quello narcisistico di Firenze. Il meglio ora sarebbe trovare la perfetta sintesi: un Milan che gioca bene, di squadra, con fraseggi veloci e trame incisive; un Milan che dimostra grinta, determinazione e cattiveria; un Milan che deve essere più concreto, dove gli attaccanti devono tirare più che rifinire. Quello con la Fiorentina non é un risultato negativo a prescindere ma lo é diventato con le condizioni (errori arbitrali compresi) che si sono determinate. Non esisterá sicuramente una scienza perfetta, nella filosofia come nel calcio; per vincere peró é sempre meglio guardare prima alla sostanza e poi all’estetica. E stando al comportamento di Allegri negli ultimi minuti, questa é forse anche la sua opinione.

stato-di-salute-dopo-la-sostaIl cataclisma sanitario che ha pervaso Milanello negli ultimi tempi è degno delle peggiori apocalissi profetizzate dai Maya di estrazione calciofila. Oltre al grave infortunio a Flamini e all’ormai abituale danno muscolare del papero, sono state le gravi disavventure occorse a Gattuso e Cassano ad avere catalizzato l’attenzione di sportivi rossoneri e non. In mezzo a questo quadro già di per se non mirabile, Allegri ha dovuto fare i conti con una serie di contrattempi degni di un lazzaretto. Ma è proprio in queste circostanze di difficoltà ed emergenza che il mister livornese ha saputo ancora una volta creare quello spirito di coesione sportiva sia tra i giocatori che nell’ambiente. E così, dopo le sconfitte meritate contro Napoli e Juventus, frutto più della stanchezza fisica che di problemi strutturali, abbiamo assistito ad un cambio di rotta che anche il migliore dei marinai avrebbe certamente applaudito a scena aperta. Il filotto di 5 vittorie consecutive in campionato è la classica notizia da prima pagina, ma dietro c’è una evoluzione notevole. Migliorata la condizione atletica e recuperati i pezzi da novanta, il cambio di passo è stato quasi inevitabile. Da una formazione praticamente obbligata, con tantissime certezze ma pochissimi titolari, Allegri ha ritrovato man mano variabilità di scelta, ha riscoperto la panchina come  risorsa, ha potuto diversificare moduli e atteggiamenti tattici. Dalla scorsa stagione sono giunte le conferme attese (Abate e Boa); dal mercato sono arrivate sorprese inaspettate: Aquilani ha mostrato continuità, qualità e adattabilità tattica; Nocerino è stato il mattatore che non ti aspetti: polmoni da gregario, piedi da regista e fiuto del gol da attaccante consumato. Mi piace far assomigliare questo Milan ad una grande orchestra con un direttore che sa gestire alla perfezione la bravura dei suoi componenti, con un solista (Ibra) che, pur nella sua genialità, funge da guida per il resto della compagnia, permettendo a ciascuno di rendere al massimo. Ci sono ancora delle stonature, che nel nostro caso sono rappresentate da amnesie difensive che in più di una circostanza (Lecce, Roma) hanno rischiato di far passare in secondo piano una prolificità offensiva che non si vedeva dai tempi di Nordahl. Nonostante i 15 punti incamerati in campionato, la strategia di mantenere un basso profilo sembra la più adatta, perchè consente di allenarsi tendendo alla perfezione e di affrontare la partita successiva con la giusta famelicità. Tre o quattro le linee di possibili interventi migliorativi: ritrovare l’ermeticità difensiva, gestire con adeguato turnover le risorse a centrocampo, recuperare la condizione di Binho e Pato, e proseguire nella integrazione dei nuovi (Taiwo in particolare). Iniziamo questo terzo blocco di impegni ravvicinati con il vento in poppa e con tanta fiducia. Non c’è solo la partita col Barca (importante e suggestiva) ma tanti altri piccoli ostacoli che la squadra dovrà affrontare con saggezza per arrivare alla sosta di Natale ancora più consapevoli della propria forza. A quel punto interverrà magari la società con qualche regalino invernale a centrocampo e in attacco.

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