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Vignette non Evolute
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Allegri allenatore MilanUn addio porta sempre con sè un’eredità: di ricordi, di emozioni, di gioie e di dolori, di arricchimenti e di nuove sfide per il futuro. Ancelotti se ne andò lasciando un bagaglio di vittorie e di notti magiche ma non sempre di bel gioco; di compattezza e organizzazione ma non sempre di spettacolarità. Leonardo, invece, abbandona la nave dopo aver impresso un cambiamento di rotta sostanziale: modulo nuovo, filosofia innovativa, maggiore generosità nell’assecondare genio e capricci dei suoi fuoriclasse. Ancelotti e Leonardo: due allenatori, due filosofie ma anche due comportamenti molto diversi nei loro confronti da parte della società; il tecnico di Reggiolo assecondato in tutto, nelle scelte e nel mercato; esaltato nelle vittorie e perdonato nelle sconfitte; sempre in grado di poter contare su una rosa di primissimo livello per quantità e qualità. Al brasiliano, invece, alla sua prima esperienza da allenatore, è stata consegnata un’auto senza motore: mercato deludente, squadra logora, addii eccellenti e, come se non bastasse, la spada di Damocle di un presidente che ne ha criticato le scelte, non ne ha mai condiviso e difeso l’operato, non ne ha mai compreso gli sforzi. E così il suo progetto innovatore ben impostato viene chiuso in un cassetto che il prossimo allenatore dovrà decidere se e come utilizzare. Al prossimo mister, Allegri o chi per lui, l’onere di raccogliere la sfida più esaltante ma anche la più impegnativa: allenare il Milan in uno dei momenti più delicati della sua storia. Da una parte cercare il giusto mix tra i suoi illustri predecessori (vittorie e bel gioco) dall’altra avere la capacità di ricostruire tutto, superando i lmiti attuali e ricreando la giusta osmosi tra giocatori, pubblico e società. Il che si traduce nello stimolare la squadra nella rincorsa a obiettivi importanti, ridare entusiasmo ad una tifoseria esigente, critica e passionale, convivere con un presidente “impiccione”, sapendo salvaguardare le proprie idee per il bene della squadra. Anche dal punto di vista tattico, tecnico, organizzativo c’è molto da lavorare:

  1. Assecondare i fuoriclasse come Dinho e Pato, con le loro indolenze e i loro colpi di genio; i loro momenti di estraneità e la loro irrinunciabile fantasia;
  2. Avere la capacità manageriale per capire dove e come intervenire sul mercato con gli irrisori liquidi messi a disposizione dalla società;
  3. Favorire l’inserimento di qualche giovane in prima squadra, con l’abilità di individuare immediatamente dove ci sono le potenzialità utili nell’immediato ma con un occhio al futuro;
  4. Construire un gruppo solido e motivato, in cui tutti si sentono partecipi del progetto: nessuno sconto, nessuna prima donna e nessun favoritismo.
  5. Scegliere il modulo che esalti il gioco offensivo ma sempre rispettando l’equilibrio della squadra
  6. Essere risoluto nelle richieste di investimento alla società e mai abbassare la testa. Più godrà di indipendenza decisionale, più saprà essere impermeabile ai condizionamenti esterni e più potrà lavorare con serenità e profitto.
  • lorenzo

    siamo contenti che ancelotti o leonardo ritornano sulla panchina rossonera

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