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Tre indizi fanno una prova! La sconfitta di Cesena, il pessimo primo tempo contro l’auxerre e il pareggio in casa col Catania sono un campanello d’allarme che non può che risuonare martellante nei timpani di Mister Allegri. Stare ore e ore davanti ad un libro non è garanzia di un 30 all’università o di un ottimo in pagella. E così, l’assunto secondo cui stazionare per 90 minuti nella metà campo avversaria implichi necessariamente il gol è assolutamente senza fondamento. Come nello studio ci vuole metodo, concentrazione e applicazione, cosí in una partita non basta l’impegno se questo non é accompagnato da organizzazione, schemi e diligenza tattica. Dopo Cesena eravamo ottimisti, contro l’Auxerre Ibra ha mascherato le difficoltà, dopo Catania i sospetti cominciano a diventare certezze. La squadra fatica tremendamente e gli acuti dei campioni non sempre possono diventare l’unica via d’uscita, la sola ancora di salvezza. L’alibi delle difficoltà ad affrontare squadre chiuse è un ritornello che puntualmente ogni anno si ripresenta, senza che nessuno sia riuscito a trovare una soluzione ragionevole. Il Barca incanta, il Chelsea segna tonnellate di gol, Inter e Real non hanno mai avuto difficoltà a sbarazzarsi delle cosiddette piccole squadre. Il Milan invece no, non esiste una partita in cui possa iniziare con la ragionevole speranza di una vittoria sicura. Allegri in due mesi sembra non aver costruito praticamente nulla. Se la squadra si espone a tremende incursioni avversarie non è solo colpa dei singoli, ma anche di scelte sbagliate fatte in fase offensiva. Avere il possesso di palla continuo e perdurante è un ottimo punto di partenza ma diventa un pericoloso boomerang se mancano poi le idee nel finalizzare l’azione. Mancano gli abc del calcio: niente triangolazioni rapide, niente sovrapposizioni da parte dei terzini, cambi di gioco lenti e prevedibili, la fascia destra abbandonata al suo destino. Neanche la banalità di un calcio piazzato sembra essere stato preparato con la dovuta cura. Tutto ciò si traduce in poche occasioni da rete, quindi in tiri sporadici, quindi in gol col contagocce. Non è sperando che Dinho superi tre uomini che si vincono le partite, non è affidandosi al peso specifico di Ibra che si può avere ragione di avversari chiusi e organizzati, non è puntando sullo strapotere di Boateng che si può ritenere di dominare le partite a centrocampo. Contro il Cesena erano gli arbitri, con l’Auxerre le difficoltà ad affrontare le squadre che si chiudono, contro il Catania l’eurogol di Capuano e i pochi giorni di recupero: questi sono le classiche scuse che una squadra come il Milan non può permettersi di addurre in qualunque circostanza. Il bicchiere mezzo pieno si sta lentamente svuotando, la pazienza sta cominciando a vacillare. Rimane solamente da affidarsi alla cabala: le squadre di Allegri entrano in forma dopo le prime 5 giornate. Basterà?
Una prestazione così incolore come quella della prima frazione non può che avere più colpevoli, in tutte i reparti. Dida è sembrato avere più di una responsabilità sul secondo gol, dove ha lasciato transitare indisturbato un pallone vagante nell’area piccola. Favalli è apparso ben lontano da una condizione che avesse le sembianze della decenza. I due centrocampisti Pirlo e Ambrosini hanno sofferto tremendamente, sia per demeriti propri che per la totale mancanza di movimenti da parte del resto della squadra. Per finire Dinho e Huntelaar. Il primo troppo cocciuto nel tentare continuamente dribbling in mezzo ai mille tentacoli disposti dai difensori avversari, il secondo troppo avulso dal contesto globale per sembrare un giocatore con la maglia rossa e nera. D’altronde a Leonardo non si può rimproverare nulla se neanche in panchina può trovare chi può garantire velocità, imprevedibilità e cambi di ritmo. Si salva solo Marco Borriello, sempre più protagonista di un campionato grigio!
Il calcio è il gioco di squadra per eccellenza, che risulta tanto più vincente quanto piùle singole individualità si fondono armonicamente nel gioco collettivo. Il calcio, inoltre, è uno sport di movimento che è tanto più efficace quanto i più gli attori in campo riescono a muoversi in modo ordinato con e senza la palla. Per finire, il calcio è uno sport anche mentale, dove l’atteggiamento e la testa sono fattori imprescindibili per costruire il successo. Se il Milan ha raccimolato la pochezza di 3 punti nelle ultime tre gare casalinghe, se ha dovuto abbandonare precocemente il sogno scudetto, se è stato costretto per più di un’ora ad essere sotto con il Catania è anche (ma non solo) perchè è mancato tutto questo. Contro i siciliani l’approccio iniziale è stato talmente poco consistente che il Catania ha tenuto in scacco per tutto il primo tempo la formazione di Leo, dominando per carattere, per gioco collettivo e per dinamismo. Neanche l’ultima chiamata per lo scudetto ha risvegliato i rossoneri: passaggi sbagliati, ricerca ossessiva del dribbling individuale, pochi smarcamenti e movimenti. Tutti fattori distintivi di una squadra che sta palesando più di un limite, di organico ma anche di personalità. Un approccio iniziale così rinunciatario ha tra l’altro costretto tutti i giocatori ad uno sforzo immane nel secondo tempo dove, pur tra mille errori e imprecisioni, si è riusciti a raddrizzare con una rimonta by Borriello una situazione veramente compromessa sfiorando addirittura il colpaccio nel finale.





