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I poteri della sosta. Un mese fa, come 6 mesi fa e un anno fa il Milan é stato perfetto nello sfruttarla al meglio. Dopo una sconfitta (vedi Juve) e tanti punti interrogativi, la sosta o ti abbatte o ti ricarica. Con Allegri é sempre stata opzione 2, con un Milan sempre tornato gasato, pungente, determinato, pronto a spazzare via in 90 minuti dubbi e perplessitá. Ora, dopo 5 vittorie consecutive, la sosta poteva servire per recuperare ossigeno dopo un mese senza tregua, poteva essere utile per mettere carburante o per perfezionare alcuni meccanismi più o meno scricchiolanti. Ma certamente quando sei reduce da un simile filotto tutto vorresti tranne che uno stop forzato. In ogni caso il Milan di Firenze è sembrato in salute, nelle gambe e nella mentalità. Se è vero che l’attacco stellare delle 5 partite pre-sosta (18 gol) è rimasto con le polveri bagnate, è altrettanto vero che la difesa ha confermato in toto i progressi visti contro il Catania. Tornata la coppia centrale delle meraviglie, con un centrocampo più attento a coprire centralmente, i miglioramenti sono sembrati evidenti tanto che anche i terzini ne hanno tratto giovamento in fase propositiva. Ora arriva il Barca: la squadra perfetta, la squadra che gioca a memoria, che corre e che pressa, che difende e attacca con lo stesso obiettivo: farti mancare l’aria. Col Barca sarà un vero e proprio gran galà: stadio pieno, grandi campioni, stress mediatico portato all’eccesso. Tutto vero ma, ai fini del mero risultato, questa partita ha perso gran parte del suo interesse dopo lo sciagurato pareggio contro il Bate. Tuttavia il match di domani rappresenta un test importante per capire se possiamo fare meglio dell’andata dove la difesa aveva resistito quasi eroicamente. Il Barcellona non si batte certo tenendo un ritmo sfrenato (già sperimentato da altri e alla fine non paga), ma piuttosto con un attenzione maniacale ai minimi dettagli: occhio alle palle a scavalcare la difesa, attenzione alle azioni sulle fasce che quasi sempre si concludono con un passaggio radente arretrato, occhi sempre aperti ai lanci di Xavi per i due esterni. Se difensivamente Allegri ha già dimostrato di aver capito molto della squadra di Guardiola, quello che dobbiamo fare meglio saranno le ripartenze. Più saranno veloci, precise, fatte nei punti giusti e più avremo la possibilità di mettere in crisi la loro difesa. Visto che il risultato non rappresenta un motivo di angoscia, sarà interessante capire come questo fattore influenzerà lo stato d’animo dei calciatori. L’unica risposta va al campo che come sempre non mente.
Non è vero che i rimpianti sono sentimenti inutili. Forse non servono a cambiare il corso di un passato già scritto ma permettono di fornirne una spiegazione sensata oltre ad essere in grado di orientare il futuro verso nuove prospettive. Il Milan contro l’Ajax ha commesso tanti e tali errori che è inevitabile nutrire qualche rammarico: sbagli nelle scelte e nell’atteggiamento, di valutazione e di sostanza. L’istantanea finale è quanto mai foriera di indicazioni negative: Abbiati impegnato a far trascorrere inerme gli ultimi secondi di gara, squadra appagata del pareggio, rumorisità giustificata del pubblico di casa. Se avessimo giocato la partita con un altro atteggiamento, se Robinho fosse stato più cinico e meno giocherellone, se non si fosse atteso l’ultimo istante per effettuare dei cambi, probabimente il risultato sarebbe stato diverso. Eccoli i rimpianti, come riconoscimento di ciò che non è stato e come consapevolezza di ciò che avrebbe potuto essere. Il rimescolamento continuo di carte da parte di Allegri è sembrato tanto eccessivo quanto impalpabile il giovamento che la squadra ne ha tratto. Dopo i primi minuti di aggressività generalizzata e di pressing elevato, la squadra rossonera è entrata in quel meccanismo routinario difficilmente spiegabile: passaggi errati, verticalizzazioni insensate, incertezze difensive pagate a caro prezzo. L’Ajax ha architettato un piano partita perfetto: aggressività, dinamismo, giocate semplici e di prima, fraseggi brevi e lineari con un’unico limite: un peso offensivo modesto. Il Milan, invece, è sembrato osservatore non pagante: giocatori distratti, velocità di pensiero ridotta al lumicino, affidamento costante e totale a Zlatan Ibrahimovic, che sta terminando le partite esausto e stremato. L’errore di Cesena è stato banalmente ripetuto ed anche offensivamente non si avvertono miglioramenti sensibili. Al momento c’è un gap evidente tra intenzioni (sempre super eccellenti) e prestazioni (scadenti). Se non riusciamo a ridurlo in tempi brevi, il futuro non potrà essere molto roseo.
Perchè Ibrahimovic e non Borriello? Semplice, perchè Ibra ha un dono della natura, incontaminato e geniale: decide le partite. E questo basta. A differenza di Cesena, dove si è mosso ossessivamente su tutto il fronte e anche di più, con l’Auxerre è un Ibra più uomo d’area, attento ad azzannare la preda al momento opportuno e così è stato. Il cambio di marcia del secondo tempo ha un unico grande protagonista, Kevin Prince: l’uomo venuto dalla savana è un animale feroce, spietato e incisivo. E’ dinamico, ha capacità di inserimento, è tecnico, è un autentico uomo ovunque. Un dominatore nel presente e una certezza per il futuro. Bene anche i due esterni difensivi, antonini e zambrotta, ai quali si chiede tantissimo: attenzione in fase difensiva, appoggio costante alla manovra d’attacco. Bene il primo compito, migliorabile il secondo. Altalenanti Pirlo e Seedorf: il primo molto spesso in linea con i quattro difensori, pronto a fare gioco e ad interdire; il secondo, come sempre, ha badato più alla sostanza che alla forma, ha dispensato più consigli che giocate. Ora bisogna fare un passo ulteriore: far convergere le buone prestazioni dei singoli nella grande prestazione di squadra. Il Milan deve diventare un’orchestra, in cui non di distinguono le performance dei singoli talenti.
Un auto con nuovi componenti ha sempre bisogno di un periodo di rodaggio prima che tutta la potenza del suo motore possa essere sprigionata sull’asfalto. Analogamente un fantino necessita di molte cavalcate prima di poter conoscere pregi e difetti del suo cavallo. La squadra rossonera è un pò tutto questo: innesti nuovi, componenti cambiati e nuovo giovane pilota. Il periodo di adattamento è appena cominciato e il condottiero ha appena iniziato a conoscere il suo equipaggio. Il Milan contro l’Auxerre ha tutte le fattezze di una squadra in costruzione, alla ricerca di un gioco collettivo che deve ancora crescere. Il Barcellona di martedì è stato pura poesia, espressione di un calcio che forse calcio non è. Il Milan di ieri è solamente una squadra che ha vinto, che ha ottenuto i 3 punti ma che è ancora alla ricerca di quella chimica di gruppo che consenta di fare il vero salto di qualità. Nella perfetta tradizione degli ultimi milan ancelottiani e leonardeschi, il Milan non è reattivo ad inizio gara, non è dinamico, non ha quella carica tracimante di entusiasmo che aveva caratterizzato la partita col Lecce. E così, con un Milan padrone del campo ma latitante di tiri, la modestissima squadra avversaria può sorvegliare sorniona, pressare e accennare timidamente anche qualche ripartenza. Nella seconda frazione, i miglioramenti sono evidenti: la verve agonistica di Kevin Prince unita ad un aumento di velocità nella circolazione offensiva ha contribuito a far crollare la fortezza francese. Nonostante i due gol siano espressione totale dell’abilità dei singoli, l’atteggiamento della ripresa è stato più che confortante: possesso palla più diligente, meno passaggi sbagliati, meno sufficienza nel gestire le situazioni difensive. Da tutto ciò bisogna ripartire, dai due gol di Ibra, ma soprattutto dal risultato: l’unico vero olio benedetto per una squadra ancora in fase di rodaggio.
L’analisi svolta da Stage-Up-Sport&Leisure Business ha reso nota una specialissima classifica sui contributi e proventi della Champions League degli ultimi sette anni. Chi domina per ricavi, contributi e proventi? Ecco il dato:
| Ranking 2008/09 | Ranking 2009/10 | Club | Nazione | Tot | Anni in CL |
| 2 | 1 | Man U | Inghilterra | 216.594.438 | 7 |
| 1 | 2 | Chelsea | Inghilterra | 215.869.359 | 7 |
| 3 | 3 | Arsenal | Inghilterra | 189.186.115 | 7 |
| 8 | 4 | Inter | Italia | 174.521.932 | 7 |
| 4 | 5 | Lione | Francia | 167.899.301 | 7 |
| 7 | 6 | Barcellona | Spagna | 167.689.047 | 6 |
| 9 | 7 | Bayern | Germania | 165.849.510 | 6 |
| 5 | 8 | Liverpool | Inghilterra | 159.607.113 | 6 |
| 6 | 9 | Milan | Italia | 154.164.715 | 6 |
| 11 | 10 | Real Madrid | Spagna | 138.166.872 | 7 |
Il Milan è finito al nono posto di questa speciale classifica in cui, tra l’altro, si può notare una brusca retrocessione di ranking. L’anno di purgatorio in europa league, l’uscita agli ottavi delll’anno scorso ci ha declassato di 3 posizioni (dalla 6 alla nove). Lo scherzetto ci è costato parecchio anche in termini economici. Le prime 3 posizioni sono tutte inglesi; a sopresa il Lione, grazie alle sue performance routinarie, supera il Barcellona, che è la prima delle spagnole. La differenza in termini di proventi Champions tra il Milan nono e il Man U primo è abissale: più di 62.000.000 di euro. Investire e rimanere competitivi anno dopo anno è l’unico sistema per mantenere un profilo europeo di grande prestigio. E’ sufficiente un anno mal gestito per essere costretti a rinunciare ad un massiccio gruzzolo di euro. Nella classifica per nazioni, i quattro club inglesi partecipanti alle ultime sette edizioni della Champions (Manchester Utd, Chelsea, Arsenal e Liverpool) hanno raccolto in media 195,3 milioni, mentre i sette club italiani (Inter, Milan, Roma, Juventus, Fiorentina, Lazio e Udinese) hanno ricavato 84,6 milioni a testa. Da sottolineare il ricavo medio per club relativamente basso per la Spagna (53,5 milioni) capace di far partecipare al torneo continentale ben 10 club differenti nelle ultime sette edizioni.







