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Del Milan come squadra più vecchia si è ampiamente già parlato. Questo gap generazionale rispetto alle alte squadre del continente ha anche un ulteriore riflesso alquanto preoccupante e pericoloso. E’ interessante infatti collegare il dato anagrafico dei giocatori con la data di scadenza dei loro contratti. Questa analisi ci permette di capire quanto una società e una dirigenza sono in grado di programmare adeguatamente il futuro, di proteggere la propria rosa, di blindare i propri campioni con contratti duraturi nel tempo. Se analizziamo le 5 squadre big d’europa e confrontiamo la data di scadenza media dei contratti dei loro giocatori si ottiene:
| Età | Contratto | |
| Milan | 31,29 | 2011,33 |
| Man U | 28,03 | 2012,13 |
| Chelsea | 29,02 | 2012,30 |
| Inter | 28,57 | 2012,55 |
| Barca | 27,91 | 2012,88 |
| R Madrid | 27,05 | 2013,21 |
Inevitabile. La squadra più giovane, il Real Madrid, è quella in cui i giocatori hanno i contratti in scadenza più posticipati nel tempo. Viceversa per la squadra più vecchia. Quindi il Milan non solamente ha un’età media elevatissima, ma è anche la squadra con i calciatori a cui il contratto scadrà a breve, mediamente nel 2011. Questo ha delle ripercussioni non indifferenti:
- 17 giocatori su 27 hanno il contratto in scadenza prima del 2012. La società quindi ha in mano una bomba ad orologeria ad alto potenziale distruttivo, perchè potrebbe trovarsi costretta, in caso di impossibilità di agire sul mercato, ad accettare le condizioni dettate dai calciatori, sia in ipotesi di partenza che in quelle di rinnovo.
- A giocatori con età media elevata va, necessariamente, proposto un contratto di breve durata (max due anni). La consuetudine della dirigenza di prolungare questi contratti ben oltre la data di scadenza non garantendo un adeguato ricambio non ha fatto altro che alzare continuamente l’età media della rosa.
- La dirigenza, altra controprova, non ha saputo programmare il turnover dei propri calciatori. Investire sui giovani, dismettendo gli anziani, permetterebbe di sottoscrivere contratti più duraturi garantendo alla squadra un presente competitivo ed un futuro sempre ad alti livelli.
- Solamente 7 giocatori hanno un contratto oltre il 2012 e solamente Pato, Abate e Antonini il contratto in scadenza nel 2014. Gli unici tre casi di acuta gestione del capitale umano.
Perseguendo questa strategia, la strada non potrà che essere in costante salita. Il fatto di dover profundere molte energie a rinnovare contratti in scadenza, a trattare su emolumenti per giocatori ultra trentenni, non fa altro che distogliere l’attenzione sul mercato vero, quello dei giovani, dei talenti, dei giocatori che possono veramente dare una marcia in più a una squadra che ha bisogni di un ricambio generazionale senza precedenti. La politica dei piccoli prestiti, dei contratti a termine può rappresentare un guadagno economico nel presente, ma un danno enorme al patrimonio umano e calcistico della società. La frase conclusiva è sempre la stessa: occorre invertire immediatamente la rotta.





