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Il genio, lo dice l’etimologia, è colui che crea e genera. E allora da ieri sera siamo orgogliosi di avere tra noi un nuovo grande genio. Ibra è il genio che sta creando entusiasmo, sta generando sogni, sta ridando vita ad un popolo, quello rossonero, che si stava pericolosamente abituando alla mediocrità, alle manifestazioni di protesta, alle gufate in casa altrui. Ora con Ibra si respira quella ventata di freschezza che ha spazzato via nuvole e grigiore, dubbi e perplessità. Al presidente, si sa, piacciono le cose in grande, il colpo ad effetto, l’esposizione mediatica portata all’eccesso. Ibrahimovic incarna perfettamente tutto questo perchè è uno dei 5 giocatori più forti del mondo, perchè è stato strappato al Barca negli ultimi giorni di mercato, perchè Galliani è stato bravo a creare quella suspence elettrizzante degna del miglior thriller di Michael Connelly. Dalle mezze parole di Galliani, all’uscita allo scoperto di Braida, al “chissà” del presidente durante il trofeo Berlusconi fino alla trattativa finale in terra di spagna: un crescendo di emozioni, i battiti cardiaci in costante aumento fino ai caratteri d’oro, cubitali e smaltati del sito ufficiale rossonero a benedire l’arrivo del nuovo genio. Quanto sembrano lontani gli striscioni del raduno del 20 luglio, i messaggi di protesta, quel morboso attaccamento alla non evoluzione che ha portato tanti a riconoscersi in una forma di protesta giusta nei contenuti e civile nei toni. Dalle pagine di questo blog abbiamo sempre puntato sul fatto che investire nel Milan non significa solamente elargire un assegno, ma alimentare una passione, saziare il palato di tifosi assetati di spettacolo e di sogni. E da qui ripartiamo, con l’idea di vigilare continuamente affinchè questo fuoco ardente dell’amore per il Milan non abbia mai a spegnersi. Al Milan e al presidente, per nostra fortuna, la follia per questi colpi ad effetto non è mai mancata: da Nesta a Rui Costa, da Rivaldo a Ronaldinho, passando per Ronaldo fino ad Ibrahimovic. Ancora una volta la società ha seguito la direzione meno scontata, più tortuosa ma più affascinante: sforzi economici solo per i grandi campioni. Ibra forse non sarà la risposta più autentica alla richiesta di un progetto sportivo vincente e duraturo, ma sicuramente il suo arrivo è in grado di produrre un immediato effetto di dirompente ottimismo in tutto l’ambiente: vedere giocatori entusiasti e famelici e un allenatore più convinto che mai era l’ingrediente afrodisiaco che mancava per iniziare al meglio la stagione. Ibra al Milan è stata apparentemente un’operazione di mercato geniale quanto il suo protagonista. Galliani è stato abilissimo nel trasformare il malcontento latente di Ibra in una concreta opportunità di mercato ed è stato molto acuto in tutto il processo della trattativa. Calcio e finanza hanno ormai un legame indissolubile e allora l’operazione Ibra paleserà tutta la sua validità quando l’efficacia sportiva e l’efficienza economica avranno segno positivo. Dal punto di vista calcistico pochi dubbi: con Ibra, Dinho e Pato l’attacco rossonero ha raggiunto quel connubio di potenza, classe e imprevedibilità che non potrà fare altro che regalare spettacolo. Da quello economico, la speranza e preoccupazione è che l’acquisizione di Ibra non preluda a dolorosi sacrifici e cessioni in futuro. Ibra non è genio solamente per le sue innate qualità in ambito calcistico ma anche per quella sua continua ricerca di stabilità personale che lo ha portato ad essere il calciatore vagabondo che ha mosso più denaro. Dagli scudetti sottratti all Juve alla pressione negli anni nerazzurri (mai un gol decisivo in champions) fino ai dissidi con guardiola: un crescendo di situazioni che ne hanno esasperato l’individualismo. L’Ibra del Milan, pur nel suo genio, lo vogliamo diverso: più sorridente, più partecipe, più coinvolto. Se noi tifosi riusciremo ad amarlo, se Dinho e Pato riusciranno a coinvolgerlo sul campo, se Allegri riuscirà a farlo sentire parte di un progetto vincente, allora le soddisfazioni saranno la normale conseguenza. E allora benvenuto Ibra, benvenuto genio e un solo imperativo: non smettere mai di farci sognare.
Come era largamente preventivabile nessuna novità dal primo giorno di raduno 2010 della squadra rossonera. Neanche la rabbia manifestata da tutti i tifosi non evoluti presenti e ottimamente guidati da Alessandro Iacobone è riuscita a smuovere la fierezza di un presidente troppo ancorato al suo orgoglio, ai suoi convincimenti, al suo punto di vista. Fa niente se i tifosi non evoluti non la pensano allo stesso modo: per il presidente esiste un sola verità, la sua; esiste un solo modo corretto di interpretare il calcio, il suo; esiste un solo modo rigoroso di condurre una società, il suo. Nessuno striscione molto probabilmente è riuscito a toccare le corde di un presidente che si ostina a ripetere perennemente lo stesso ritornello. Il presidente è sordo alle richieste dei tifosi, cieco di fronte all’evidenza di una situazione critica, muto di fronte alla domande che da mesi popolano giornali, tv e social network. Nonostante, caro presidente, le nostre parole rimarranno ancora una volta inascoltate, noi ci riproviamo, con la civilità e l’educazione che ci contraddistingue. E allora mi consenta qualche riflessione, non evoluta ma cosciente, in rispettoso ordine cronologico rispetto alle sue affermazioni odierne:
- Fa riferimento a Bernabeu, alle sue vittorie e allo stadio intitolato a suo nome. Ebbene presidente, da anni il suo fido amministratore vorrebbe costruire uno stadio nuovo per farle questo ennesimo regalo. Peccato che mancano i soldi e anche il progetto. Forse questo suo sogno rimarrà inesaudito.
- Massimo Moratti è talmente innamorato dei suoi colori che ha investitol’inimmaginabile, ha dotato la squadra del meglio possibile, in campo e fuori e i risultati sono giunti inevitabili. E’ vero, il presidente nerazzurro ha messo sovente e ingentemente mano al portafogli per costruire il suo sogno. Lei invece poteva avere lo stesso con molto meno: bastava investire parte degli introiti dei diritti tv, parte dei ricavi ottenuti con le vittorie in Champions, Supercoppa e Mondiale, parte dei guadagni dalle cessioni di Kakà, Sheva e Gourcuff. Con un pò di tutto questo avrebbe fatto tutto: ripianato il bilancio e reso il Milan ancora competitivo.
- Le vittorie arrivano attraverso il bel gioco, tramite il calcio offensivo ma i successi sono frutto dell’estro dei fuoriclasse, dei numeri dei grandi campioni. Kakà e Van Basten docet, fino all’ultimo Milito. Per cui senza fuoriclasse siamo come una torta senza ciliegia, un duomo senza la madonnina, la torre del big ben senza orologio.
- La rosa è super attrezzata, secondo Lei, per vincere dovunque. A noi non sembra: il centrocampo è logoro e senza innesti da tempo memorabile; gli esterni di difesa sono assenti ingiustificati. Si vive di mediocrità, di giocatori che hanno fatto il loro tempo ma che non possono dare garanzie nel lungo periodo.
- Purtroppo non sono gli sponsor che fanno le vittorie, non sono le scarpe di una marca piuttosto che di un’altra a regalare trionfi. Forse è rimasto incantato da qualche pubblicità con Dinho sospeso tra i grattacieli. Con la scarpa giusta e l’abito più lussuosoavremo qualche guadagno supplementare, ma difficilmente porteranno superpoteri ai giocatori.
- La società Milan ha pagato nel 2009 164.000 euro di stipendi ai tesserati, due milioni in più rispetto all’anno precedente. E’ vero, sono cifre astronomiche, ma come in tutte le aziende che si rispettano qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di una gestione che lei stesso definisce scellerata.
- I giovani sono il futuro. Con il settore giovanile il Barcellona sta costruendo un’epopea luminosa e la Spagna ha costruito le basi per un futuro sempre più fulgido. E allora basta con l’utilizzo dei giovani come mezzo per creare piccole plusvalenze, come strumento per intavolare scambi e trattaive, come artifizio per risparmiare qualche spicciolo su qualche acquisto (vedi Papastathopoulos).
- Sul mercato non siamo più protagonisti da tempo: per giocatori di valore non si può spendere (vedi Dzeko e Krasic), per giocatori promettenti non si può investire (vedi Bonucci e Ranocchia), per bidoni invece è sempre eticamente corretto fare un pò di beneficienza. A Lei, che è innamorato del bello, questa pochezza non dovrebbe piacere.
Su un’unica cosa le dò ragione, caro presidente: su Ronaldinho, l’unico giocatore per cui valga ancora la pena pagare il prezzo del biglietto. Non ci tolga almeno l’ultimo sogno. Bene Presidente, qualche riflessione l’ho fatta. So che non le condividerà, ma almeno non mi tolga la soddisfazione di dire: “almeno ci ho provato”.
I confini della scienza sono sconfinati e inesplorati. Anche la linea di demarcazione tra scienza e fantascienza sta diventando sempre più labile. Così sarebbe appunto “fantastico” poter toccare con mano l’impatto che una nuova scienza/tecnologia può provocare su un individuo. Ed è così che mi immaginavo una microspia iper-tecnologica che fosse in grado di frullare vorticosamente nei pensieri di un essere vivente! E ci sarebbe anche il primo destinatario dell’esperimento: il nostro caro Amministratore Delegato. Quanto mi piacerebbe infatti poter indagare nella sua mente, decifrare i suoi pensieri, capirne i ragionamenti, studiarne le reazioni. Eh sì, perchè le notizie che rimbalzano quotidianamente sui principali mezzi di comunicazione o le dichiarazioni agli organi di stampa meritano ampio approndimento fantascientifico/psicologico. Sarebbe entusiasmante avere un accesso privilegiato in “casa” Galliani. Qualche esempio?
- Cosa penserà Galliani di fronte ad una campagna abbonamenti che si prospetta catastrofica? La perdità del 50% rispetto all’anno passato non può essere che l’inizio di un decremento che quest’anno toccherà il fondo. Cosa pensa Galliani di fronte a questa disaffezione crescente? Conierà un altro epiteto provocatorio oppure comincierà a riflettere seriamente sulle motivazioni di questo dissenso?
- Cosa pensa Galliani quando incontra l’amico Perez? Il rapporto di amicizia è una cosa, ma non si deve trasformare in subordinazione. Come si può pensare di intavolare trattative con il Real solo per giocatori di secondo piano?? L’avvento di Mourinho probabilmente provocherà epurazioni non previste. Che Galliani faccia finalmente valere questo rapporto di amicizia che tanto paventa. Ecco perchè mi piacerebbe sapere cosa si dicono quando si incontrano, quali promesse si fanno, su quali basi fanno partire le loro trattative.
- Cosa ha pensato Galliani quando si è visto sfuggire dalle mani uno degli attaccanti più forti d’Europa Dzeko?? Ecco perchè mi servirebbe questo nuovo gioiello tecnologico, semplicemente per capire. Come è possibile che un giocatore dichiarato obiettivo numero uno, tifoso rossonero, ansioso di vestire i nostri colori, possa accasarsi altrove? Ecco il segnale che i tempi sono cambiati. Giorno dopo giorno si lasciano passare giocatori, sfumano le occasioni, si perde l’opportunità di creare una squadra vincente. Una volta saremmo stati i primi, ora siamo gli ultimi a decidere, gli ultimi a scegliere, gli ultimi ad operare.
- Cosa pensa Galliani quando legge sui giornali nomi di possibili acquisti? Si comporta da tifoso (come dice di essere) e rabbrividisce oppure si industria solo per capire la fonte della soffiata? Siamo stanchi di nomi insignificanti, di giocatori a parametri zero, di refusi di altre società, di improbabili scambi sempre a sfavore del Milan. Vogliamo un progetto serio, con giocatori motivati e vincenti.
- Cosa ha pensato Galliani al momento della vittoria della Champions da parte dell’Inter? Che bello sarebbe stato vedere la sua espressione: di giubilo per il vantaggio nel ranking uefa o di frustrazione totale per la vittoria dei cugini? Avrà rifletutto il buon Adriano sulle motivazioni che hanno permesso all’Inter di vincere tutte 3 le competizioni?? Ci avrà pensato o avrà fatto finta di niente, autoconvincendosi che il trionfo nerazzurro è stato solo un incidente di percorso inevitabile?
- Cosa spinge Galliani a rinnovare contratti a giocatori ultra-trentenni? Solamente un senso di gratitudine oppure c’è dell’altro? Forse la mancanza di fondi economici e di idee per operare correttamente sul mercato? Quanto mi piacerebbe presenziare ad un rinnovo del contratto e ascoltare dalla diretta voce del protagonista ragioni e obiettivi.
- Quando Galliani ripete che siamo il club più titolato al mondo ci crede ancora veramente? E cosa farebbe Galliani se il Boca vincesse un altro titolo? Il passato è stato luminoso e glorioso. Ma gli occhi e la testa degli uomini sono stati concepiti per guardare avanti, con ambizione e desiderio di raggiungere un traguardo lontano.
E’ chiaro che l’appello alla scienza è pura provocazione: ma ormai sta diventando fantascientifico avere delle risposte chiare, sapere qualcosa di più sul futuro del nostro Milan. Conoscere le scelte della dirigenza, i progetti societari, le ambizioni sta diventando un’utopia. E allora è evidente che qualsiasi provocazione può diventare lecita.
Del Milan come squadra più vecchia si è ampiamente già parlato. Questo gap generazionale rispetto alle alte squadre del continente ha anche un ulteriore riflesso alquanto preoccupante e pericoloso. E’ interessante infatti collegare il dato anagrafico dei giocatori con la data di scadenza dei loro contratti. Questa analisi ci permette di capire quanto una società e una dirigenza sono in grado di programmare adeguatamente il futuro, di proteggere la propria rosa, di blindare i propri campioni con contratti duraturi nel tempo. Se analizziamo le 5 squadre big d’europa e confrontiamo la data di scadenza media dei contratti dei loro giocatori si ottiene:
| Età | Contratto | |
| Milan | 31,29 | 2011,33 |
| Man U | 28,03 | 2012,13 |
| Chelsea | 29,02 | 2012,30 |
| Inter | 28,57 | 2012,55 |
| Barca | 27,91 | 2012,88 |
| R Madrid | 27,05 | 2013,21 |
Inevitabile. La squadra più giovane, il Real Madrid, è quella in cui i giocatori hanno i contratti in scadenza più posticipati nel tempo. Viceversa per la squadra più vecchia. Quindi il Milan non solamente ha un’età media elevatissima, ma è anche la squadra con i calciatori a cui il contratto scadrà a breve, mediamente nel 2011. Questo ha delle ripercussioni non indifferenti:
- 17 giocatori su 27 hanno il contratto in scadenza prima del 2012. La società quindi ha in mano una bomba ad orologeria ad alto potenziale distruttivo, perchè potrebbe trovarsi costretta, in caso di impossibilità di agire sul mercato, ad accettare le condizioni dettate dai calciatori, sia in ipotesi di partenza che in quelle di rinnovo.
- A giocatori con età media elevata va, necessariamente, proposto un contratto di breve durata (max due anni). La consuetudine della dirigenza di prolungare questi contratti ben oltre la data di scadenza non garantendo un adeguato ricambio non ha fatto altro che alzare continuamente l’età media della rosa.
- La dirigenza, altra controprova, non ha saputo programmare il turnover dei propri calciatori. Investire sui giovani, dismettendo gli anziani, permetterebbe di sottoscrivere contratti più duraturi garantendo alla squadra un presente competitivo ed un futuro sempre ad alti livelli.
- Solamente 7 giocatori hanno un contratto oltre il 2012 e solamente Pato, Abate e Antonini il contratto in scadenza nel 2014. Gli unici tre casi di acuta gestione del capitale umano.
Perseguendo questa strategia, la strada non potrà che essere in costante salita. Il fatto di dover profundere molte energie a rinnovare contratti in scadenza, a trattare su emolumenti per giocatori ultra trentenni, non fa altro che distogliere l’attenzione sul mercato vero, quello dei giovani, dei talenti, dei giocatori che possono veramente dare una marcia in più a una squadra che ha bisogni di un ricambio generazionale senza precedenti. La politica dei piccoli prestiti, dei contratti a termine può rappresentare un guadagno economico nel presente, ma un danno enorme al patrimonio umano e calcistico della società. La frase conclusiva è sempre la stessa: occorre invertire immediatamente la rotta.








