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Le pagelle di Milan Genoa

Le pagelle di Milan Genoa

La stagione è appena ai suoi inizi ma, tra una partita giocata male e un’altra, Ibrahimovic ha già messo insieme 4 centri, regalato due vittorie ed esplicitato, qualora ce ne fosse bisogno, l’importanza della sua presenza totalizzante come punto di riferimento al quale non si può rinunciare. Su questo ipotetico podio, non può non salire Rino Gattuso, autore di una prestazione maiuscola: corsa, polmoni, recupero costante di palloni e addirittura proiezioni offensive. Insufficienti invece Dinho e Robinho: troppo incostante il primo, troppo in ritardo di condizione il secondo. Altalenante anche la prova dei terzini, il vero ago della bilancia per misurare la bontà del gioco rossonero: Abate corre e si sacrifica ma è ancora troppo poco incisivo in fase d’attacco, dove non riesce nè a crossare nè a dialogare con profitto coi compagni.; Antonini invece è perfetto in fase difensiva ma denota ancora qualche timore dlala metà campo in su, dove sembra soffrire ancora troppo la presenta ingombrante di Dinho. L’ultima citazione è per Flamini, talmente smanioso di proporre la sua candidatura ad Allegri per una maglia da titolare da dimenticare l’essenza del calcio come gioco di squadra. Se abbiamo sofferto fino al 90esimo, la colpa è anche un pò sua.

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Il commento di Milan Genoa

Se potessimo utilizzare un termometro per misurare lo stato di salute della squadra rossonera, potremmo affermare che il Milan è un malato influenzato che è riuscito a togliere qualche linea di febbre ma non ad eliminare quel fastidioso raffreddore che impedisce una efficace respirazione. La pastiglia che ha garantito questo miglioramento clinico ha una composizione farmaceutica molto semplice:  Zlatan Ibrahimovic, la sua classe e il suo peso specifico immane. Pur avendo cancellato con l’1-0 al genoa un filotto di risultati deludenti, i limiti di gioco, quel famoso raffreddore, sono ancora evidenti. Conta poco se nell’ultima fase dell’incontro le occasioni per rendere più rotondo il punteggio sono state molteplici. Il giudizio del primo tempo è del tutto insufficiente: poco gioco e zero occasioni da gol. La giocata di Ibra a inizio della ripresa é l’acuto del solista, il colpo del fuoriclasse, la zampata frutto dell’estemporaneità di un momento e non la logica conseguenza di un gioco collettivo che dovrebbe avere in Ibra il suo naturale terminale offensivo. Galliani ieri ha ribadito come tutta la squadra condivida appieno idee calcistiche e metodi di allenamento del suo allenatore. Delle due l’una: o questi principi tattici non sono poi così eccezionali oppure la squadra fa molta fatica a recepire e mettere in campo i dettami del suo mentore. C’è una terza via, che, in una chiave del tutto ottimistica, è quella che scegliamo: e cioè che questo raffreddore abbia bisogno di tempo per essere debellato totalmente, che ci vuole molta pazienza prima di vedere un Milan esprimersi al massimo del suo potenziale. Siamo convinti che con un’idea di gioco ben consolidata e giocatori eccezionali, il valore prima o poi debba emergere. Con una delle due componenti mancanti, invece, la strada si può riempire di ostacoli che ne rallentano pesantemente la marcia. Al momento speriamo che in casa Milan il processo di amalgama continui con profitto. Questa miscela sarà la ricetta vincente per un milan che, ci auguriamo, possa scoppiare presto di salute.

Quando Dinho decide di prendersi una pausa e/o una giornata di riposo,  lo capisci subito. I dribbling non riescono, le occasioni da gol latitano, il ritmo non subisce nessun tipo di accelerazione. Lo stadio vuoto non ha caricato il brasiliano e così la brutta figura sì palesata all’orizzonte con la precisione di un orologio svizzero. Pur schierando il tridente titolare, la squadra rossonera non ha saputo mai cambiare velocità di crociera e rendersi pericolosa. La squadra manca di entusiasmo e lo si capisce dalle partenze sempre in sordina, dalla poca voglia di lottare, dall’assenza totale di pressing, dalla nulla capacità di reazione. Il linguaggio del corpo, ora come ora, parla molto più chiaro della tecnica e testimonia come anche i migliori giocatori abbiano pochi margini di manovra se la testa non è sintonizzata sulla stessa lunghezza d’onda. A Leo o al prossimo allenatore il compito di superare anche questo handicap psicologico.

Milan sconfitto a Genova raggiunge il terzo posto

Milan sconfitto a Genova ma raggiunge il terzo posto

In un’isola del Nord-Europa c’è qualcuno che trionfa al suo primo anno da allenatore, qualche migliaia di chilometri più a sud c’è una squadra che con 98 punti e 18 partite vinte su 19 non vince il campionato,  invece in una parte della città di Milano c’è una squadra senza obiettivi, dal futuro incerto, senza organizzazione e tutto ciò si riflette necessariamente sull’umore dei tifosi: apatia, atteggiamento di resa, sfiducia. La squadra ha giocato male e perso: <<pazienza, era prevedibile>>. Sì è ottenuto il terzo posto: <<ok bravi, ma era il minimo>>. Lo stato di desolazione di Marassi è esattamente lo specchio del sentimento di molti tifosi del milan: vuoto totale. Anche il tentativo di Leonardo di cercare stimoli è disperato come colui che cerca un’oasi rinfrescante nel deserto. L’agonia agonistica, seppur latente da mesi, terminerà settimana prossima. Ma ne inizierà un’altra, che si preannuncia ancora più stressante e imprevedbile: è quella legata al futuro societario, alla prospettiva tecnica (uomini e allenatore) e anche al mercato, con i suoi sogni e le sue crude realtà. Il terzo posto conquistato dovrebbe aiutare la pianificazione. Al momento solamente in teoria, perchè questa rotta ultimamente tracciata non promette niente di positivo.

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