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Commento di Milan Napoli

Commento di Milan Napoli

Finchè c’è energia c’è speranza! In questo slogan c’è tutto. La voglia, la grinta, la determinazione ancora una volta ha fatto la differenza, ieri sera come in tutto il campionato. Il Milan di Allegri può sembrare sovente un complesso poco omogeneo ma quando anche i più egoisti solisti mettono sul campo la stessa ferocia, lo stesso vigore, la stessa intensità, allora quell’insieme di individualità diventa un orchestra capace di suonare armonicamente la stessa musica. Il primo tempo, come spesso accade, è bloccato ma a differenza della partita col Tottenham, questa volta il Milan c’è, è presente, quanto mai vivo, attento, concentrato. Pur senza strafare, sono comunque almeno 3 le occasioni che capitano sui piedi dei rossoneri (Ibra, Van Bommel, Pato) e, anche se De Sanctis non è impegnato in grandi parate, è il Milan ad occupare stabilmente la metà campo avversaria e, se il Napoli abbozza qualche sparuta ripartenza, è solo per banali errori di disimpegno che coinvolgono a turno tutti i centrocampisti. Nel secondo tempo i giri del motore rossonero aumentano e il gol è solo la naturale conseguenza di una supremazia pressochè totale. Anche gli episodi favorevoli non vengono mai per caso, ma sono la ciliegina sulla torta che accompagna la squadra più audace e più coraggiosa. Se il rigore può essere considerato una situazione dubbia, ambiguo non può essere certamente il merito per una vittoria che nessuno può mettere in discussione. Spesse volte siamo stati critici, ma questa volta anche i numeri non lasciano spazio a controversie: otto tiri a zero, quattro assist a zero e un possesso palla assestato al 62%. Numeri lapalissiani! La rabbia di questo Milan ha tante fotografie diverse: l’urlo di liberazione di Ibra dopo il calcio di rigore trasformato; la prestazione maiuscola del bimbo Pato, forse la migliore in assoluto da giocatore del Milan per quantità, qualità, corsa, carattere, voglia: un Pato globalmente immenso; l’energia di Prince Boa, decisivo trascinatore: il suo fisico è l’esatto emblema di un Milan potente, esuberante, determinato ed aggressivo; l’autorità di Mark van Bommel, l’olandese voluto più da Raiola che da Galliani: esperto, furbo, a volte irritante (per gli avversari) ma punto fermo di un centrocampo di tanta sostanza; e infine Nesta e Thiago, i due fratelli siamesi della difesa. Con loro la coperta non è mai corta perchè quando sbaglia uno c’è l’altro, quando l’altro ha un’indecisione, l’uno interviene. L’ossatura portante c’è ed è su questa che si fonda la certezza di un Milan che, quando vuole qualcosa, sa come ottenerla, in ogni modo e con ogni mezzo. Quando il gioco latita, gli interpreti rossoneri hanno capito che sono altre le armi che possono fare la differenza. La strada è ancora lunga ma finchè c’è energia e voglia ogni traguardo sembra meno lontano!

Le pagelle di Napoli Milan

Le pagelle di Napoli Milan

Ancora alla disperata ricerca di una coralità inespressa, sono le individualità a farla da protagonista. Evitando falsi moralismi o inutile retoriche, non si può non dedicare la copertina a Massimo Oddo, il giocatore più criticato e discusso degli ultimi tempi. Professionalità ed intelligenza tattica gli elementi che lo elevano a migliore in campo, interprete perfetto di un ruolo che, dopo Cafu, sta ancora cercando un degno erede. Pollice su anche per Gattuso (grinta inesauribile), per Abbiati (il san gennaro milanese), per Ibra (fisicamente devastante) e a tratti anche per Robinho, l’unico a credere (quando vuole) ad un gioco fatto di passaggi, fraseggi e triangolazioni (vedi gol su assist di Oddo). Per il resto, tante note negative: l’indolenza, presuzione e arroganza di Pato meritano un voto gravemente insufficiente. Anche Sokratis e Bonera sono sembrati tutt’altro che irreprensibili: disorientati di fronte allo scatenato Lavezzi: mai un aiuto, mai un raddoppio, mai un’anticipo. Discordante il giudizio su Allegri: i cambi sbagliati e ritardati sono ormai una brutta costante; d’altro canto un plauso per le dichiarazioni del dopo partita, dove ha criticato l’atteggiamento monopolista di Pato e Robi e gli eccessi d’ira che hanno fomentato in tensione una partita che stava volgendo a favore rossonera.

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Milan batte Napoli - Vittoria Sofferta - 3 punti d'oro

In questo Milan funziona tutto al contrario. In questo Milan tutto é inversamente proporzionale alla logica comune del gioco del calcio! Più soffre, gioca male e commette errori, più vince; più viene criticato e piú fa balzi avanti in classifica scalando posizioni fino al secondo posto solitario. Nonostante l’avversario nobile e il campo tradizionalmente ostile, la quarta vittoria consecutiva avrebbe potuto essere più rotonda e meno tribolata. Non tanto per le premesse (gli strascichi della sconfitta di Madrd), quanto per la configurazione favorevole che aveva assunto la partita: superiorità numerica e spazi galattici per contropiedi micidiali. Invece la squadra di Allegri, proprio come un orologio che gira in senso opposto, fa di tutto per complicare un incontro che poteva già essere chiuso nel primo tempo: sequenza infinita di passaggi sbagliati, individualismi portati all’eccesso, isterismi non propri di una squadra di vertice. Con un possesso palla più ragionato e disinvolto, con maggiore spirito di squadra e con meno scatti d’ira avremmo potuto assistere ad un assolo rossonero. E invece, complice anche l’atteggiamento mai domo di un Napoli tutta energia e orgoglio, la partita è stata in equilibrio fino agli ultimi secondi, durante i quali stavano per materializzarsi gli spettri della rimonta della passata stagione. Nonostante tutto il negativo possibile, la vittoria di Napoli fa uscire il Milan allo scoperto, lanciandolo definitivamente come protagonista della stagione in corso. Tuttavia, la consapevolezza che gli esami sono solo all’inizio è il motore che deve animare la settimana pre-juve e pre-real, dove servirà un cocktail delle qualità del miglior Milan.

Nonostante il gol di Inzaghi, il Milan del primo tempo non brilla in quasi nessuno dei suoi effettivi. Dinho e Seedorf faticano a carburare, gli esterni difensivi soffrono e non riescono a fornire adeguato sostegno a centrocampo ed attacco, i due difensori centrali soffrono tremendamente la velocità degli avanti azzurri. Molto meglio tutta la squadra nel secondo tempo. Antonini intepreta alla perfezione il suo ruolo, fornendo sovrapposizioni a Dinho oltre che sempre una pericolosa alternativa di passaggio. Pirlo e Flamini salgono di tono fungendo da faro della manovra il primo e da inesauribile recuperatore di palloni il secondo. Anche Seedorf è molto più dinamico e ispirato. Dinho poi si trasforma, seminando costantemente il panico sulla fascia sinistra dove spesso neanche i raddoppi di marcatura sortiscono gli effetti sperati. In questo contesto di buon calcio, anche la difesa riesce a stare più alta prendendo le misure agli attaccanti napoletani e permettendo così a tutta la squadra una minore sofferenza. All’interno del sistema offensivo, un plauso ad Inzaghi per il gol e per la voglia, meno bene Mancini che, nonostante la palla d’oro sui suoi piedi, non riesce ad sfoggiare intraprendenza e pericolosità sulla fascia destra.

Inzaghi in Milan NapoliLa prima grande occasione se ne va. E la delusione è ancora maggiore perchè la sensazione è che non ce ne saranno molte altre, sia perchè il calendario non parla a favore dei rossoneri, sia perchè gli infortuni continuano a complicare (se già ce ne fosse bisogno) il lavoro di Leonardo, costretto continuamente a cambiare interpreti in tutte le zone del campo. Ormai è cosa ben nota la tattica usata dalle squadre avversarie e il Napoli in questo senso non si distingue di certo per originalità: inizio a 1000 all’ora, squadra corta, pressing a tutto campo, raddoppi sistematici e uso di falli tattici laddove necessario. Il tutto, chiaramente, fino a che fiato e polmoni consentono un tale dispendio di energie. A testimonianza di ciò, l’aggressività azzurra della prima frazione consente di supportare adeguatamente la coppia di attaccanti, che con la loro pericolosità e velocità evidenziano i problemi di una difesa rossonera poco amalgamata e un pò distratta. Poi nel secondo tempo le cose cambiano: l’importanza cruciale della vittoria, il calo dei ritmi degli avversari, l’ingresso di Antonini, permette agli uomini di Leo di prendere possesso delle operazioni: Flamini e Pirlo sono il braccio e la mente, Ronaldinho il faro e la fonte di inspirazione massima, Antonini l’ala aggiunta che serviva, Inzaghi e Mancini i giocatori sui piedi dei quali capitano le occasioni più colossali. Sfruttare adeguatamente il fattore campo (le due partite in casa consecutive) era la base di partenza per credere nella rimonta e perfezionarla. Vincere avrebbe accresciuto l’autostima, avrebbe alimentato la convinzione dei propri mezzi e della propria forza, o semplicemente avrebbe permesso di guardare finalmente per la prima volta da anni, tutti dall’alto verso il basso. Speriamo che ci sia ancora tempo, spazio e forza per salire l’ultimo gradino.

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