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L’immaginazione creativa é una potente tecnica di psicologia energetica, che sfrutta la potenza del pensiero per costruire una realtà futura positiva e luminosa. Pur non essendo né un fautore né un assiduo praticante, devo ammettere che cercherò di utilizzare anche questo stratagemma per preparare al meglio il prossimo derby. É forse l’unico modo per far emergere qualche pensiero positivo in vista della più decisiva delle partite. Il solito bicchiere che tanto ben rappresenta lo stato d’animo mai come in questa circostanza puó essere mezzo vuoto; e certamente non per le eccitanti bevute del weekend quanto per il rendimento di una squadra, quella rossonera, totalmente caduto in fondo al precipizio. Quel poco di buono costruito faticosamente in questi 5 mesi sembra sul punto di crollare, più per demeriti propri che per oggettivi meriti degli avversari. È colpa solo nostra se abbiamo dilapidato un consistente vantaggio numerico e psicologico, é demerito nostro se il rendimento casalingo é totalmente insufficiente. Tante volte abbiamo elogiato il carattere, la grinta e la determinazione come virtù caratterizzanti. Altrettante volte abbiamo sottolineato come la totale mancanza di gioco potesse rappresentare un pericoloso segnale di allarme in vista di test più probanti. Dal momento che questo tanto agognato gioco difficilmente potrà fare la sua miracolosa apparizione in poco meno di due mesi, sarebbe consigliato affidarsi almeno alle altre caratteristiche: invece col Bari e col Palermo nemmeno queste sono pervenute. È inutile nascondersi: é da mesi che il Milan sta facendo tanta, troppa fatica. Contro il Chievo siamo stati un’accozzaglia di individualitá, contro il Napoli, pur dominando é vero, é servito un aiutino arbitrale per sbloccare una situazione intricata, contro una derelitta Juve é servita la “ciofecata” di giornata. Da una parte questo vincere senza convincere é fonte concreta di preoccupazione, dall’altra fa capire quanto margine di miglioramento possa avere ancora questa squadra. Questo campionato poteva, anzi doveva essere stravinto, i punti di vantaggio avrebbero potuto essere in doppia cifra e il derby del 2 aprile altro non avrebbe dovuto essere che una passerella da passaggio di consegne. Invece la squadra non riesce ad essere continua per non più di 3/4 partite di fila, troppo spesso ha cali di tensione, troppo frequentemente regala tempi agli avversari, sovente appare annoiata, quasi conscia di una superiorità invece tutta da dimostrare. E così squadre tramortite come il Napoli riprendono fiducia e squadre lontane come l’Inter possono tentare un clamoroso avvicinamento. Nella mia mente sto cercando di dare una forma all’ottimismo, sto cercando di riordinare le idee per dare forma ad un disegno positivo in vista del derby: e allora penso alla partita contro il Napoli, ben interpretata soprattutto nel secondo tempo; penso alla trasferta di Londra, dove si è palesato un Milan autoritario e per nulla intimorito; penso al fatto che la difesa funziona, sorretta da Nesta e Thiago Silva; e poi mi appello al carattere, all’orgoglio che sicuramente non potrà mancare in una partita così importante come quella del 2 aprile. Nei prossimi giorni preparatevi ad altri spunti di riflessione interessanti, perchè ci sono numeri e fatti concreti a spiegare parzialmente questo momento negativo!
L’agonia continua senza sosta apparente. Decimato da un’emergenza continua, frastornato da un futuro societario sempre più incerto, distratto da un allenatore sul piede di partenza, ll Milan perde ancora, anche a Palermo, concludendo con zero punti le due trasferte consecutive. Ora anche il terzo a posto, come ampiamente previsto, potrebbe essere a rischio, anche in virtù delle 3 partite molto difficili ancora da affrontare. Nonostante Leonardo continui a predicare ottimismo e bel gioco, il clima di sfiduca sta pervadendo la squadra in modo più che profondo. Ronaldinho non trova più gli stimoli di allegria e spensieratezza di qualche tempo fa, Thiago Silva sta cercando da mesi un compagno di reparto degno di tal nome, Pirlo vede attorno a sè solamente statue in attesa di illuminazione divina. In questo ritratto infernale solo Seedorf ha tirato fuori l’orgoglio del grande campione, trascinando i compagni alla ricerca di una rimonta che ad un certo punto è sembrata anche possibile. Troppi però sono stati gli errori di una difesa incerta e sbandata, di cui Oddo è stato il protagonista horror. Troppo molle l’approccio alla gara, troppo poco il dinamismo, troppo flebile l’aggressività e soprattutto la sveglia è suonata quando ormai era troppo tardi. Ora servono due cose, una dipendente dall’altra: raggiungimento del terzo posto e pianificazione futura, seria e responsabile. Altrimenti le serate storte saranno sempre di più frequenti.





