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Il gol di Pirlo è autentica prodezza da antologia del calcio. Ma se nel primo tempo Andrea può dettare i tempi alla perfezione è perchè i movimenti dei compagni sono precisi e tempestivi. Dell’atteggiamento propositivo e dinamico del primo tempo ne giovano un pò tutti: dinho che può illuminare a piacimento, Antonini che può inserirsi offensivamente, Ibra che trova spazi quanto mai invitanti. Tutta la squadra nel primo tempo è promossa: aggressività, gioco a due tocchi, geometrie semplici ma mai banali. Se Allegri merita un applauso per le scelte inziali, non altrettanto reattivo è sembrato al momento dei cambi: Pato, molle e svogliato, è sembrato inadatto in un momento in cui era indispensabile il sacrificio; poco sensata anche la rinuncia a Gattuso e alla sua ritrovata grinta per un Boateng, troppo irruento e pasticcione. Ultimo ma inevitabile complimento alla coppia Nesta-Thiago, sempre il giusto mix di classe difensiva.
Il Milan è come una classe che ha iniziato la stagione con un nuovo professore. Nonostante il positivo impatto iniziale è necessario un naturale periodo di adattamento in cui il professore deve conoscere i propri studenti e in cui questi ultimi devono apprendere tutte le novita del caso: di metodologia e di contenuto. Dopo le prime interrogazioni non tutte sopra la soglia della sufficienza, professor Allegri ha richiesto una prova di forza e maturitá, di qualità e di sostanza. Il compito in classe Parma è stato superato alla grande, perchè il risultato positivo è stato accompagnato per una volta da una prestazione soddisfacente anche dal punto di vista del gioco. Senza alimentare facili entusiasmi, è giusto però sottolineare i progressi rispetto alle precedenti uscite, sia per le scelte azzeccate di Allegri che per la crescita di rendimento di molti singoli. Da una parte il cambio di modulo di Allegri con Ronaldinho trequartista ha permesso di rendere più fluida tutta la manovra; dall’altra il giocare alto predicato dal Mister e finora visto solamente a sprazzi ha caratterizzato quasi un’ora di partita, rendendo alla squadra emiliana tutto più complicato. Se il Milan ha vinto e convinto è perchè si sino palesate postive varianti tattiche rispetto alle partite precedenti: Dinho trequartista ha consentito ad Antonini di prodursi in continui inserimenti con conseguenti sbocchi offensivi prima inesplorati; i maggiori movimenti poi e il gioco più rapido sono stati il grimaldello con cui perforare continuamente il Parma. Quando, nel secondo tempo, l’aggressività è venuta meno e i tempi delle giocate sono lievitati si sono visti antichi difetti. Dopo la sosta per Allegri arriverà il momento delle scelte: Ronaldinho sì oppure no, fiducia al 4-3-3 o ritorno al trequartista, centrocampo di quantità o spazio a Seedorf. Giocatori e moduli fanno sicuramente la differenza, ma è altrettanto vero che lo spirito e l’energia del primo tempo sono il primo ingrediente che dovrà caratterizzare il Milan dopo la pausa.
Quando si perde la prassi comune è quella di assegnare un’insufficienza generalizzata un pò a tutta la squadra. Contro il Parma non sono piaciuti Ronaldinho e Seedorf, la cui buona volontà non può far dimenticare il rendimento troppo discontinuo avuto per tutto la partita. Ne ha sofferto Borriello, costretto quasi sempre a cercare spazi sulle fasce laterali, lasciando inevitabilmente scoperto il centro dell’area di rigore. Quando mancano le sovrapposizione dei due terzini, fatalmente le azioni ristagnano molto dando la possibilità a difese organizzate di avere sempre la meglio: in questo senso Antonini e Zambrotta dovevano osare di più. Un nota di demerito anche a Leo, per cambi questa volta non del tutto coerenti con la sua filosofia: sarebbe stato più utile inserire subito la seconda punta, allo scopo di dare profondità e riempire l’area di rigore, spesso svuotata dai movimenti di Borriello. Le assenze non vogliono essere un alibi, ma è un dato di fatto che i cosiddetti sostituti non sono all’altezza della situazione. Inseriti poi in un meccanismo di squadra scricchiolante, non possono che essere esposti a brutte figure. E’il caso di Huntelaar e di Gattuso, troppo poco impattanti rispetto a Pato e Ambrosini.

Parma Milan - Il milan frena
Non occorre essere nè sofisti nè profeti per dire che, a meno di ribaltoni imprevisti, il treno per lo scudetto sia quasi irrimediabilmente perso. Tutti i tentativi di salire in corsa su un convoglio che aveva stranamente rallentato sono stati vani. La sensazione è che solamente una fermata possa consentire di riprendere effettivamente quel treno chiamato scudetto. Zero gol contro il manchester e con la Roma, uno con chievo e napoli, zero contro il parma. Questo è il magrissimo bottino di una squadra che nelle ultime partite ha manifestato un autentico blocco offensivo. Anche contro il Parma il canovaccio non è stato molto dissimile dalle esibizioni precedenti, con una squadra (il Parma) che corre e pressa e l’altra (il Milan) che attende che l’avversario finisca la sua benzina di giornata. Così facendo si consegna all’altra squadra l’intera prima frazione, dovendo concentrare tutte le risorse per la seconda metà di gara. Quello che accade, però, è che il tempo passa inesorabile e proporzionalmente aumenta il nervosismo e la frenesia di trovare il vantaggio, con conseguente aumento dei rischi anche in fase difensiva. La vittoria col Chievo, ottenuta all’ultimo respiro, aveva rappresentato la grande illusione, il pareggio col Napoli e la sconfitta di Parma sono invece il brusco ritorno alla realtà per una squadra a cui, probabilmente si sta chiedendo più del consentito.






