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La protesta dei tifosi non evoluti

Come era largamente preventivabile nessuna novità dal primo giorno di raduno 2010 della squadra rossonera. Neanche la rabbia manifestata da tutti i tifosi non evoluti presenti e ottimamente guidati da Alessandro Iacobone è riuscita a smuovere la fierezza di un presidente troppo ancorato al suo orgoglio, ai suoi convincimenti, al suo punto di vista.  Fa niente se i tifosi non evoluti non la pensano allo stesso modo: per il presidente esiste un sola verità, la sua; esiste un solo modo corretto di interpretare il calcio, il suo; esiste un solo modo rigoroso di condurre una società, il suo. Nessuno striscione molto probabilmente è riuscito a toccare le corde di un presidente che si ostina a ripetere perennemente lo stesso ritornello. Il presidente è sordo alle richieste dei tifosi, cieco di fronte all’evidenza di una situazione critica, muto di fronte alla domande che da mesi popolano giornali, tv e social network. Nonostante, caro presidente, le nostre parole rimarranno ancora una volta inascoltate, noi ci riproviamo, con la civilità e l’educazione che ci contraddistingue. E allora mi consenta qualche riflessione, non evoluta ma cosciente, in rispettoso ordine cronologico rispetto alle sue affermazioni odierne:

  • Fa riferimento a Bernabeu, alle sue vittorie e allo stadio intitolato a suo nome. Ebbene presidente, da anni il suo fido amministratore vorrebbe costruire uno stadio nuovo per farle questo ennesimo regalo. Peccato che mancano i soldi e anche il progetto. Forse questo suo sogno rimarrà inesaudito.
  • Massimo Moratti è talmente innamorato dei suoi colori che ha investitol’inimmaginabile, ha dotato la squadra del meglio possibile, in campo e fuori e i risultati sono giunti inevitabili. E’ vero, il presidente nerazzurro ha messo sovente e ingentemente mano al portafogli per costruire il suo sogno. Lei invece poteva avere lo stesso con molto meno: bastava investire parte degli introiti dei diritti tv, parte dei ricavi ottenuti con le vittorie in Champions, Supercoppa e Mondiale, parte dei guadagni dalle cessioni di Kakà, Sheva e Gourcuff. Con un pò di tutto questo avrebbe fatto tutto: ripianato il bilancio e reso il Milan ancora competitivo.
  • Le vittorie arrivano attraverso il bel gioco, tramite il calcio offensivo ma i successi sono frutto dell’estro dei fuoriclasse, dei numeri dei grandi campioni. Kakà e Van Basten docet, fino all’ultimo Milito. Per cui senza fuoriclasse siamo come una torta senza ciliegia, un duomo senza la madonnina, la torre del big ben senza orologio.
  • La rosa è super attrezzata, secondo Lei, per vincere dovunque. A noi non sembra: il centrocampo è logoro e senza innesti da tempo memorabile; gli esterni di difesa sono assenti ingiustificati. Si vive di mediocrità, di giocatori che hanno fatto il loro tempo ma che non possono dare garanzie nel lungo periodo.
  • Purtroppo non sono gli sponsor che fanno le vittorie, non sono le scarpe di una marca piuttosto che di un’altra a regalare trionfi. Forse è rimasto incantato da qualche pubblicità con Dinho sospeso tra i grattacieli. Con la scarpa giusta e l’abito più lussuosoavremo qualche guadagno supplementare, ma difficilmente porteranno superpoteri ai giocatori.
  • La società Milan ha pagato nel 2009 164.000 euro di stipendi ai tesserati, due milioni in più rispetto all’anno precedente. E’ vero, sono cifre astronomiche, ma come in tutte le aziende che si rispettano qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di una gestione che lei stesso definisce scellerata.
  • I giovani sono il futuro. Con il settore giovanile il Barcellona sta costruendo un’epopea luminosa e la Spagna ha costruito le basi per un futuro sempre più fulgido. E allora basta con l’utilizzo dei giovani come mezzo per creare piccole plusvalenze, come strumento per intavolare scambi e trattaive, come artifizio per risparmiare qualche spicciolo su qualche acquisto (vedi Papastathopoulos).
  • Sul mercato non siamo più protagonisti da tempo: per giocatori di valore non si può spendere (vedi Dzeko e Krasic), per giocatori promettenti non si può investire (vedi Bonucci e Ranocchia), per bidoni invece è sempre eticamente corretto fare un pò di beneficienza. A Lei, che è innamorato del bello, questa pochezza non dovrebbe piacere.

Su un’unica cosa le dò ragione, caro presidente: su Ronaldinho, l’unico giocatore per cui valga ancora la pena pagare il prezzo del biglietto. Non ci tolga almeno l’ultimo sogno. Bene Presidente, qualche riflessione l’ho fatta. So che non le condividerà, ma almeno non mi tolga la soddisfazione di dire:  “almeno ci ho provato”.

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