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Fernando Torres poteva essere del MilanIl potere delle vittorie è immenso. I successi sono sempre la panacea di tutti i mali, la via d’uscita più comoda per coprire delusioni e errori di gestione. In questi 20 anni i successi del Milan sono stati tanti e tali da aver fatto dimenticare le sconfitte che pure sono state tante e dolorose: le finali perse in champions contro Marsiglia, Ajax e Liverpool, la disfatta di La coruna, gli scudetti buttati a poche giornate dalla fine, le poche coppe del mondo conquistate rispetto alle finali giocate. La stessa logica la possiamo trasporre al mercato. Tantissimi campioni hanno vestito la maglia rossonera, alcuni hanno lasciato indelebile il loro marchio, altri meno; molti li abbiamo amati e annati, per altri non abbiamo mai mosso mari e monti. Molti altri fenomeni, invece, avrebbero potuto far parte della storia del Milan ma decisioni societarie scellerate e poco avvedute hanno fatto sì che accadesse il contrario. Una di ueste, per la quale mi piacerebbe capire fino in fondo logiche e motivazioni è Fernando Torres, il talento spagnolo tra i più forti giocatori del mondo. Tutto iniziò nell’estate del 2002: Albertini si era appena trasferito all’Atletico Madrid, dove “el nino” (questo è il soprannome di Torres) aveva appena 18 anni. Anche se già da piccolo aveva stupito tutti (55 gol segnati a 10 anni, miglior giocatore under-15, più giovane debuttante della storia dell’Atletico), fu quella del 2002 la prima stagione della ribalta: 29 partite e 13 gol per lui in prima squadra. La sua ascesa fu talmente fulgente e rapida che a già a 19 anni fu eletto capitano dell’Atletico, il più giovane della storia. E proprio nel periodo trascorso in maglia bianco rossa, Albertini fece di tutto per suggerire ai dirigenti del Milan l’acquisto dello spagnolo. Nonostante negli anni successivi il valore del giocatore fosse cresciuto esponenzialmente, il Milan sembrava avere adotatto la strategia vincente. Da una parte assecondava i desideri del giocatore (poter giocare ancora per qualche anno con l’Atletico, la squadra dei suoi sogni) dall’altra tesseva con l’allora presidente Jesus Gil una tela infinita, portando alla conclusione trattative secondarie: Contra, Coloccini, Abbiati, Javi Moreno e Josè Mari. Tutto sembrava volgere verso il meglio, anche tenuto conto dei debiti esigibili dal mancato pagamento del cartellino di Contra e del prestito di Coloccini e della difficile situazione finanziaria in cui si trovava in quel momento la società madrilena. Proprio in virtù di questa posizione altamente vantaggiosa, Fernando Torres sarebbe arrivato al Milan ad un prezzo iper-scontato.  Invece colpo di scena, tanto inaspettato quanto folle: dopo anni di corteggiamenti e di “schermaglie amorose” tra il giocatore e la società di via turati, il 3 luglio del 2007 il Liverpool ufficializza l’acquisto del giocatore spagnolo per la cifra record di 36 milioni di euro. Risultato: 25 in gol in 34 partite solo alla prima stagione. L’errore della dirigenza del Milan fu imperdonabile e colossale: mancanza di lungimiranza, assenza totale di strategia se è vero che negli anni gli sono stati preferiti Gilardino e Oliveira (insieme ai rottami Vieri e Ronaldo). La spesa per lo spagnolo, tra l’altro mitigata in parte dal debito, oltre che un affare sicuro dal punto di vista tecnico, sarebbe stato un sagace investimento per il futuro, visto che la sua giovanissima età avrebbe garantito gol per moltissimi anni. Questi errori del passato diventano ancora più gravi se guardiamo alla situazione attuale, in cui la disaffezione crescente e paventate attenzioni al bilancio impediscono di acquisire giocatori affermati. Si sta cercando Dzeko, si è preso e pagato caro Huntelaar, si sognavano Eto’o o Drogba. C’era Torres, lì a portata di mano ed è inspiegabilmente sfuggito! Perchè?? Potevamo avere Kakà + Pato + Torres: 25 anni di media ad oggi. Ce ne è rimasto uno solo e non sappiamo ancora per quanto!

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